Ancora sul rating


Leggo su Affari Finanza inserto di Repubblica dello scorso 28 aprile, una cosa sorprendente in tema di rating. Cos’è il rating già lo sappiamo. Ne ho parlato in occasione del post su e bay. L’articolo indica che esistono già vari siti di ranking on line. Ad esempio rankmyprofessor.com che raccoglie le valutazioni che gli studenti danno ai propri professori. In Francia un sito raccoglie le valutazioni sui medici. Ancora in francia alla popolazione dei medici si affiancano pure gli artigiani (l’articolo segnala tutti  questi siti ma non funzionano).  Insomma il punto è che mi pare che si vada affermando una tendenza generale ad attribuire e rendere vibili i rating di quanti sono sui mercati. Se mi sono trovato bene con un medico perché non renderlo visibile. Idem con un artigiano, o un avvocato o qualunque altro? Lo sapete? le associazioni di categoria che difendono, insegnanti, medici, aritigiani etc. si ritengono non giudicabili se non da loro pari o altri “competenti”. Un giudizio in vetrina sarebbe per loro offensivo o non dignitoso. Francamente non vedo problemi nel rendere noto la qualità percepita. Io pago un medico un artigiano un avvocato e non capisco perché non dovrei renderlo noto. Per me che faccio il formatore e il consulente potrebbe essere itneressante rendere visibile la valutazione che i clienti fanno di me, affidadola ad un organo terzo e credibile. Questa è la strada attraverso la quale il merito viene a galla molto più della collusione e non mi vengano a dire gli insegnanti che il giudizio degli studenti è viziato dalla “bontà o cattiveria” degli insegnati. Sono abbanstanza sicuro che gli studenti amano anche soprattuto gli insegnanti severi, giusti e coerenti. O no?

Questo della trasperenza del rating è un requisito delle leaderlessorg. Conta la competenza e nient’altro.

  1. #1 di Daniele il maggio 7, 2008 - 11:14 am

    Il tema della trasparenza dei rating e dei ranking on line come preziosi fattori delle leaderless organization mi fa anche venire in mente la mia esperienza di ingenuo utilizzatore di Google. Immettendo una parola nel Motore pensavo che mi sarebbero stati proposti per primi i link più significativi e via via quelli meno rilevanti, cioè quelli in cui cioè l’argomento o la parola da me cercata erano trattati in modo marginale o accidentale. Questo sembrava effettivamente succedere.
    Non avevo mai pensato al criterio, all’ordine con cui vengono proposti i risultati della ricerca. Solo recentemente ho scoperto che l’ordine è quello genialmente creato da Brin e Page nel 1997 con il Page Rank: il numero di link in entrata di un sito diventa l’indicatore della rilevanza del suo contenuto. Insomma quello che compare quando avvio una ricerca è il contenuto del sito che su quell’argomento ha più link, che è più visitato.
    Può essere un buon criterio ordinatore, basta conoscerlo. Come pure è forse utile conoscere che i siti che vengono indicizzati e sono quindi rintracciabili in rete non raggiungono il 25% dell’informazione presente su internet. E sapere anche che esistono aziende (SEO, Search Engine Optimizers) le quali si occupano esclusivamente del posizionamento dei siti nei motori di ricerca e che spesso mirano ad ingannare il motore di ricerca ed il suo Page Rank. E che lo stesso Google pare avere un Page Rank “sensibile” alle inserzioni pubblicitarie. (fonte: GoogleCrazia, Leconte editore).
    Ora però devo ritoccare il mio di page rank per dire che, in realtà, la prima cosa che mi era venuta in mente leggendo le righe di Paolo sul rating e il ranking è stata la pubblicazione in internet dell’elenco dei contribuenti. Che c’entra? Forse la trasparenza. Ma mi verrebbe anche voglia di provare ad applicare il “page rank” del nostro blog cioè il concetto di “leaderless organization” anche al “Fisco” ed al suo ambiguo carattere di social network, che però interessa davvero tutti ed a cui (quasi) tutti contribuiscono.

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