Riunione Skype Leaderlessorg


Presenti De Caro, Bruttini, Vicenzi, Brunazzi, Malus (telefonicamente)

Report costruito dagli appunti di Fabio Brunazzi e Paolo Vicenzi

Obiettivo della riunione

La riunione ha l’obiettivo di riprendere il filo dei ragionamenti, condividere nuove letture, soprattutto grazie al lavoro di tesi di Paolo De Caro che sta raccogliendo molto materiale sull’argomento.

Primo tema: Le comunità di pratica come modello di intervento ( a partire dal libro Community Management , già recensito in questo blog. )

Le comunità di pratica sono gruppi di persone che condividono una passione su qualcosa che fanno e che interagiscono regolarmente per imparare a farlo meglio.” Etienne Wenger

Le CdP appaiono utili come costrutto di intervento nella creazione di community online aziendali (ma anche come trasposizione “nel reale” di dinamiche più tipiche del Web). Le CdP sono caratterizzate dalla dimensione della passione personale: ciò che mi porta a partecipare e condividere il mio tempo e il mio lavoro è un ritorno non prettamente economico ma di apprendimento. Imparare attraverso le comunità di pratica significa coniugare la dimensione emotiva (“il carburante del mio impegno e della mia attenzione”)

Interrogativo: Autorità nelle comunità di pratica? Rischia di essere un criceto che gira sulla ruota e non va da nessuna parte? C’è il rischio di non essere  responsabili per ciò che si fa bypassando la dimensione di autorità/potere?

Josè Bleger: ruolo del contesto, del contenitore nel creare pensiero “non esiste un’opera senza un quadro”.

L’autorità (o il setting, nel caso del Gruppo Operativo cui Bleger fa riferimento)  assolve a questa funzione, di definizione dei confini. Se la comunità di pratica, attraverso le sue relazioni riesce a creare il contenitore, il frame operativo, non è necessaria l’autorità per garantire che il gruppo produca, i ruoli e le responsabilità sono condivisi e diffusi in maniera fluida.

Secondo tema: i volontari in rete

Michel Bauwens: teorico del Peer to Peer (P2P) spiega in particolare il fenomeno del volontarismo in Rete. Questo fenomeno viene sfruttato dalle aziende per generare e migliorare prodotti con l’aiuto spontaeo e volontaristico dei consumatori stessi.

C’è un gran numero di persone che si identificano con i valori post-materiali e che hanno fatto un passo in avanti nella “gerarchia dei valori”, come l’ha definita Abraham Maslow. Le persone che si sentono relativamente al sicuro, dal punto di vista materiale, e che non vengono intrappolate dai desideri infiniti promossi dalla società consumistica, è inevitabile che cercheranno altri mezzi di soddisfazione, nell’arte della creazione, delle relazioni, della spiritualità. La richiesta di libera cooperazione in un contesto di auto-apertura dell’individuo è un corollario di questo sviluppo.”

Michel Bauwens

Terzo tema: Ridefinizione della cultura del Potere

Nell’ottica delle comunità di pratica e del fenomeno P2P sono necessari “capi di buona speranza” in grado di fare un passo indietro e lasciare che i sistemi spontaneamente producano ricchezza. La leadership in questi contesti (simili a quanto già teorizzato per le cosiddette “Organizzazioni a stella marina”)  è caratterizzata dal fenomeno del “catalizzatore”: il leader non è colui che interpreta, decide, implementa e controlla ma colui che è in grado di motivare e incanalare le energie (spesso spontanee ma non direzionate) dei collaboratori e successivamente è anche in grado (una volta che il processo è maturo) di tirarsi da parte per lasciare che il processo si evolva.  (cfr. Nonaka 1994, A Dynamic Theory of Organizational Knowledge Creation)

Quarto Tema: le Open Organizations

Sempre più aziende (in particolare nel mondo del sfotware) costruisco Team P2P che lavorano su prodotti Open Source (accessibili anche utenti esterni e da loro modificabili). La cosa che accomuna questi team è che il Project Manager non ha il controllo totale sulla progettazione, perchè la maggioranza delle decisioni sono prese dagli sviluppatori (che lavorano secondo un modello a rete, o anche a “piramide rovesciata” o ancora “bottom-up”) e spesso dagli utenti esterni. Il ruolo del PM sembra essere quello di garantire lo svoglimento del progetto e raccogliere i risultati,  ma il lavoro è svolto in completa autonomia dai progettisti, “dal basso” utilizzando la lettura del modello gerarchico. Questo permette alle aziende di creare prodotti migliori (la fase di “testing” avviene direttamente in rete), di accelerare il tempo di produzione del software, un costante dialogo con il cliente che lavora gomito a gomito con il team.
Il modello Open Source ( da qui Open Organizations) sembra avere un impatto economico oltre che sociale ma rimane applicabile, per ora, principalmente ai produttori di software.

Interrogativo: quali altre realtà organizzative potrebbero funzionare con la open?

Infine, un liet motiv della rivoluzione WEb sembra essere il fenomeno della Diffusione: la Rivoluzione web 2.0 è nata grazie alla ridondanza di info:

GERARCHIA = INFO SCARSA;

LEADERLESS = RINDONZA DI INFO

Si fissa una appuntamento  “in carne ed ossa” Giovedì 5 Febbraio ore 9.30 presso la Sede di Ariele in Via Vitruvio 43.

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