Formazione 2.0


Ho costruito lo scorso anno una proposta per la strategia della Formazione di un’importante azienda del settore TLC in Italia.

L’idea evolutiva, per una realtà che ha visto e progettato “di tutto”, andava nelle direzione di quella che sentivo di poter definire formazione 2.0. La prospettiva che avevo intravisto era quella di un formatore specialista nella progettazione di eventi formativi, formatore che andava modificando il suo ruolo in senso autoriale. Sì, proprio così. Il nuovo formatore diventa culla, ostetrica, catapulta di un modo nuovo di creare contenuti e processi di apprendimento. Un gestore di format (anche creatore, ma soprattutto finalizzatore di contenitori costruiti insieme ai manager o professional in azienda). Creare format per comunicare contenuti organizzativi mi sembra una prospettiva ineludibile in un mondo che diventa 2.0. Noi formatori non siamo più i detentori del sapere. Contribuiamo piuttosto a veicolarlo, facendolo transitare  dall’implicito all’esplicito, o a renderlo applicativo, lavorando nella direzione opposta. Certo un ruolo non facile per formatori senior, residenti nella funzione Formazione di quel cliente. Una missione troppo complessa, oppure troppo innovativa per i tempi e la sensibilità.

Non se ne fece niente. A volte capita e non c’è alcun problema.

Ma le idee rimangono in circolo e a volte qualcosa accade. Si annidano tra i concetti pubblici e le riflessioni personali e rispuntano fuori, come certi pupazzi dimenticati nei bauli in soffitta. Tornano fuori all’improvviso e si fanno sentire.

Altro cliente, altra storia. Il progetto che ho presidiato in questi primi sei mesi del 2010 è un’attività formativa rivolta a 3000 persone di un grande azienda italiana. Il progetto prevede la formazione formatori (180 capi), in due giornate, formazione che erogo io insieme a due colleghi. Il team che ho coordinato ha previsto la costruzione di un kit formativo di 4 ore che i capi-formatori devono gestire in aula con i loro collaboratori.

Abbiamo introdotto una dimensione di formazione 2.0 in questo progetto formativo. I capi-formatori (nell’aula di formazione-formatori) nel corso della prima giornata vanno in uno degli stabilimenti del gruppo e scattano delle foto sugli aspetti critici che incontrano in reparto. Il lavoro dopo il safari fotografico, prevede che in aula i partecipanti si confrontino e personalizzino un’esercitazione del kit, basata sulle foto scattate. Dunque l’azione formativa prevede che i 180 capi agiscano sul kit (predisposto dallo staff e approvato dall’azienda), almeno in parte personalizzandolo, sfuggendo ad una dinamica di controllo centralizzato del contenuto.

Avevo già sperimentato dinamiche di questo tipo di co-costruzione di materiali d’aula, che andavano restituiti alla direzione o alla formazione. Non mi era ancora capitato invece di responsabilizzare un gruppo vasto di capi rispetto a materiali che essi stessi andranno a gestire in aula coi loro collaboratori.

Personalizzando i materiali ci si impadronisce del processo!

L’azione è in corso e gli effetti davvero sono significativi. I partecipanti dimostrano grande motivazione e coinvolgimento, in un progetto difficile e strategico per l’organizzazione.

In un’azione così complessa che prevede molti altri strumenti oltre allo foto, i sentimenti dichiarati dai partecipanti hanno molte diverse origini. Ma mi ha emozionato fino ad oggi cogliere nelle loro parole il senso di un rapporto rinnovato con la loro azienda che si fonda sulla fiducia e la reciprocità.

Ancora una volta sostengo che il 2.0 è la nuova primavera delle organizzazioni.

E delle persone all’interno di esse.

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