ode alla trota


 

Organizzazioni senza gerarchie? Che diavolo di modo di intendere un organizzazione è mai questo?! Non capisco che bisogno ci sia di un tal modello organizzativo, tutto va bene così com’è: le gerarchie sono fondamentali in un sistema logistico, senza di esse tutto sarebbe caos. La troppa libertà crea pericoli, e i pericoli non vanno di certo bene per il futuro. Lasciamo tutto così com’è che va benissimo; siamo in un periodo storico nazionale di immemorabile splendore, chi ha il potere è auspicabile che lo detenga il più possibile perché così almeno potremmo continuare ad andare avanti in questo modo. Alla grande.

Non vedo niente di più stupido che dare spazio ai giovani, o alle idee innovative che possano dare una migliore lettura del presente (del futuro non me ne importa), a nulla mi può servire un sistema organizzativo privo di gerarchie pre imposte, che lasci spazio all’auto organizzazione dei ruoli in base al merito di ogni singolo componente. I ruoli vanno scelti prima, in base alle scelte del vertice della gerarchia (la quale deve essere necessariamente verticale), e non in virtù dei risultati, in vista dei traguardi. Solo pochi possono decidere per molti se no si fa confusione, se no si prendono strade non previste, se no è l’anarchia; non si può sperare in un sistema organizzativo che lascia libertà di sperimentare e sperimentarsi ai propri componenti, è rischioso, meglio rimanere immobili mentre tutto scorre almeno abbiamo una certezza. Se continuiamo ad adottare gli stessi metodi che si sono usati in passato avremo anche gli stessi risultati, che importa delle innovazioni, dei cambiamenti socio/ culturali, saranno loro che si adegueranno al nostro modo di pensare. Mi dà rabbia leggere articoli sulle leader less organizations; come se avessimo bisogno di sperimentarci, stiamo bene così, è lampante: non ci sono problemi così grossi da richiedere l’aiuto di tutti, in maniera indiscriminata, abbiamo tutte le risposte, niente è incontrollabile. In questo momento non mi viene in mente neanche un settore dell’industria italiana che abbia bisogno di qualche aggiustamento, figuriamoci di aggiustamenti di tali proporzioni.

Un’organizzazioni in cui ogni componente può dare il proprio contributo per la risoluzione dei problemi, e in base proprio a tale risultato il soggetto avrà una reputazione: pazzesco, ridicolo! Quello che serve è che i saggi (ripeto saggi e non vecchi né tantomeno “uomini del passato”) ci guidino in base alla loro lungimirante memoria storica: se sono riusciti ad arrivare dove sono riusciranno anche a farci stare bene, e magari, se li ascoltiamo e facciamo quello che ci dicono, un giorno potremmo essere al loro posto. Scusate, se loro hanno avuto tanto successo ci sarà pure un motivo, e questo motivo è sicuramente dato dal fatto che loro sanno cosa fare e come farlo, punto e basta, il resto è solo propaganda anarchica. Meglio fidarci sempre delle stesse persone, cambiare prospettiva è da stupidi, da deboli;  se non proprio delle stesse persone allora al massimo seguirò il figlio o la nipote: come posso  confidare nei giovani, o in coloro che hanno idee nuove, che senso ha? Che bisogno ho di mettere in discussione me stesso o il mio modo di pensare. Io sto bene così, qui dove sono, fermo nel mio bello stagno.

  1. #1 di fabiobrunazzi il giugno 26, 2010 - 2:26 pm

    “In ogni caso, quando si comprende che gli uomini si uccidono a vicenda per imporre il proprio dominio o abbattere quello che li opprime, si è tentati di concludere che la malattia più pericolosa, per la specie umana, non è rappresentata né dal cancro né dalle affezioni cardiovascolari, come si tenta di farci credere, ma, assai semplicemente,
    dal concetto di gerarchia,
    di ogni forma di gerarchia.”
    (Laborit: la Vita Anteriore pag. 55)

  2. #2 di Paolo De Caro il giugno 26, 2010 - 4:36 pm

    Bell’articolo, a partire dal titolo.

    E già che tiriamo fuori temi “politici” quali l’anarchismo, ricordiamoci che le possibilità offerte dal 2.0 di creare valore senza più necessità di gerarchie rigide sono possibilità prima inimmaginabili ma, per essere colte, chiamano a un cambio di mentalità per niente banale: passare dalla delega al ruolo attivo, dal culto della mediocrità mansueta alla pratica di reti adhocratiche.
    Tutto questo per dire… Se c’è gente che vota Trota, trota si merita. Tutta la vita. Trota al cartoccio, trota affumicata, trota al sale, trota lessa…

  3. #3 di Elisabetta il luglio 7, 2010 - 9:51 am

    Gerarchia viene dal greco hieros = sacro e archè = governo. Quindi governo del sacro, letteralmente; e dunque la trota avrebbe pure in teoria qualche ragione storica….. certo, dipende anche dal valore che si da al sacro….. Anarchia all’opposto ha nella sua radice etimologica l’alfa privativo, e quindi significa mancanza di governo. Oppure, si può considerare come origine l’unione di “ana e archè”, cioè letteralmente “al di sopra dell’autorità”, eliminando in parte la connotazione dispregiativa che spesso viene attribuita al termine anarchia. Caos o possibilità, alla fine non ci muoviamo sempre dentro questo altalenare, le possibilità non nascono dal mescolare le carte e dalla voglia di giocare?
    Tuttavia queste sono solo divagazioni, la realtà è che le parole del trota mettono i brividi perchè rivelano una realtà che non vorremmo vedere, non vorremmo incontrare, e che invece purtroppo è costantemente sotto i nostri occhi. Quanti trota ci sono intorno a noi? quanto conformismo, quanto falso culto dell’autorità, del sacro, dei valori di cui tutti si riempiono la bocca perchè così è tanto più comodo? soprattutto se col sacro sei a stretto contatto e i valori da difendere ti vengono lasciati in eredità. Una frase del mio amico David Graeber mi ha sempre aiutato a non perdere la speranza nelle possibilità umane: “The reason that I am an anarchist, I guess, is because I believe that we are in complete debt to the world. Everything that we hear or see or eat or do was invented by other people and given to us. I also believe that no one could possibly tell us how to repay that debt. It’s completely up to you. How you fight for equality and justice should also be completely up to you.”

  4. #4 di Marina il ottobre 26, 2010 - 11:08 pm

    Da qualche tempo vado praticando l’uso della domanda……;
    sono ancora molto goffa e quello che più ancora mi rende difficile “l’esercizio” è che avendo quasi cinquant’anni spesso mi si chiedono risposte anche per validare ciò che ho imparato in tutti questi anni….io che in fondo qualche ruolo di potere l’ho anche ricoperto.
    ma le risposte a mia disposizione, quelle immediate che mi arrivano nella testa come un pop up, frutto di un mio modo di essere “antico” non mi soddisfano e allora mi piacerebbe avere qualcuno che mi aiuti a farmi sempre nuove e diverse domande; per fortuna ho un figlio di 7 anni e se riuscissi a esercitare la leaderlessorg con lui sarei davvero contenta.

    Della gerarchia credo sia da salvaguardare la responsabilità, l’esempio, la cura di chi si fida e talvolta affida, la “sgrossatura” delle problematiche e qualcosa che non riesco a definire ma ha a che fare con la tenuta e tenacia in situazioni di rischio.

    A mio nipote che ha 28 anni continuo a dire di aver coraggio, di faticare, e di non mollare.
    un abbraccio
    Marina

  5. #5 di fabiobrunazzi il novembre 9, 2010 - 5:27 pm

    Grazie Marina, ci vuole davvero coraggio oggi.

    La gerarchia resiste, difficile trovare cosa la intacchi, ma delle volte mi chiedo se sia più per reale bisogno di una tenuta, o perchè le persone tendono a delegare verso l’alto…

    Vi propongo questo contenuto, molto parziale ma che ha a che fare con il coraggio e con i sogni:

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