Cosa bolle in pentola: il carismatico


Una riflessione sulla querelle che ha coinvolto Daniele Luttazzi un mesetto fa; in breve, il comico è accusato di aver copiato buona parte delle battute del suo repertorio da altri autori. Luttazzi nega, precisa, giustifica. Ma il patatrac è già avvenuto e, con lo stesso trasporto con cui lo idolatrarono, i fan ora gli voltano le spalle delusi, amareggiati.

È proprio lo status di cui Luttazzi godeva -di comico e uomo libero, originale, irriverente, escluso dai Poteri forti, insomma status di carismatico- a decretarne ora la caduta. L’accusa dei fan al carismatico è non tanto di aver preso materiale qua e là, quanto di aver taciuto questa scelta, agendo dunque in malafede, ingannando i suoi. Luttazzi replica che fa parte di una caccia al tesoro, un sottile gioco di citazioni da sempre presente nel suo blog. Gli ormai ex fan controreplicano che questo gioco è un pasticcio di post retrodatati, goffi tentativi di metterci una pezza. Il re è nudo. La coscienza critica collettiva dei bloggers ha ormai generato un Luttazzi alternativo, viscido, mangiamerda non più buffo.

Mi era già successo di imbattermi in qualcosa di analogo in Rete: un elenco (qui in versione ridotta) di  “somiglianze” tra i più grandi successi dei Daft Punk e alcuni pezzi anni ’60-70. Qui il discorso è un po’ diverso, perchè musica elettronica e hip hop (i generi musicali di questa generazione) basano la loro esistenza sull’arte del sampling, del prendere diverse porzioni di musica, masticarle e sputarle fuori come una traccia nuova. Inoltre, ho pensato, i Daft Punk avranno pur pagato i diritti su quei brani, perciò non è possibile parlare di plagio né di inganno del proprio pubblico. Il pubblico ascolta ignorante o noncurante, ma beato. Ciò non mi impedisce di pensare tutto il male possibile degli “artisti” Daft Punk perchè, più che di sample, qua si tratta di grassi passaggi, interi ritornelli, e ciò qualifica la loro musica come abilissimi remix, e niente più. Post-moderno, in questo caso, significa moderno tirato a lucido. Ma lucido non è trasparente.

Tornando a Luttazzi, chissà se si può dire che ha agito in malafede; certo è che quando lui cominciò col mestiere, agli inizi degli anni ’80, era molto molto più difficile entrare in contatto con materiali comici stand up d’oltreoceano di cui lui fece incetta, e non era nemmeno ipotizzabile che una platea potesse trasformarsi in community e mangiarsi vivo il proprio idolo.

Auspico che queste passioni civili, a volte veri e propri furori effimeri di massa, possano trovare obiettivi più alti e diventare voce critica, opposizione, alternativa, a ben altri carismatici da cui dovremmo pretendere una ben maggiore trasparenza nel loro mestiere -la cosa pubblica, un poco diversa da una gag– e cui invece, attualmente, sottoponiamo un bonario, passivo, colpevole “facce ride!” di fininvestiana memoria. E qui il cerchio si chiude.

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