La bomba Argento


 

Il mio mestiere è l’artificiere, il mio compito è quello di far brillare le bombe, la mia più grande preoccupazione è quella di non farle scoppiare. In alcuni casi gli ordigni che ho per le mani sono molto complicati, e per risolvere l’enigma che hanno al loro interno necessito di tutte le informazioni possibili; per ottenerle è necessario che io collabori con altri professionisti, i quali devono trasferirmi tutte le loro conoscenze: il geologo dovrà istruirmi sul tipo di terreno in cui è stata ritrovata la bomba, l’ingegnere dovrà descrivermi il meccanismo che è custodito all’interno,  lo storico dovrà risalire al periodo di fabbricazione per poter quindi informarmi sulla provenienza dell’esplosivo, e così via.

Qualche tempo fa sono stato chiamato per un incarico assai difficile: mi veniva chiesto di far brillare un particolare tipo di bomba, un ordigno che era stato fabbricato con un materiale di provenienza ignota, chiamato dagli addetti  “bomba argento” a causa del fatto che il suo rivestimento aveva un colore molto simile a quel metallo. Mi misi subito al lavoro: capii immediatamente che le mie conoscenze erano troppo ridotte e che quindi era necessario che un geologo, un ingegnere e uno storico collaborassero  con me al progetto per fronteggiare una sfida tanto ardita. Le prime settimane di lavoro furono esaltanti: ognuno di noi contribuiva con energia al lavoro, e ogni giorno venivano compiuti esaltanti passi avanti verso la meta finale, nonostante questa fosse ancora molto lontana. Ma verso il finire del secondo mese l’ingegnere incominciò a sfiduciarsi, nonostante tutti i suoi sforzi proprio non riusciva a capire di che materiale fosse fatta la bomba; l’informazione era fondamentale per il proseguo dell’impresa e tale mancanza fu l’inizio del declino: l’entusiasmo andò scemando e invece di incoraggiarci a vicenda incominciammo a criticarci. Il dilemma pareva irrisolvibile e nessuno di noi riconosceva la propria ignoranza, seguitavamo a comportarci in maniera egoistica, mettendo al primo posto le nostre esigenze professionali e non quelle del progetto; non lavoravamo più come una squadra ma come un insieme di singoli, ognuno intento nel non fare brutta figura nella propria materia: la meta che c’eravamo prefissati non era più importante, lo era invece la nostra reputazione.  L’ingegnere, che aveva una anzianità di servizio di gran lunga superiore, divenne il capo e in poco tempo trovò la soluzione: l’obiettivo non era più quello di far brillare la bomba, ma quello di non farla scoppiare.  In questo modo il dilemma riguardante il materiale non era più un ostacolo insormontabile, e il geologo ci mise poco meno di una settimana per sotterrare la bomba in un terreno sicuro, in cui non sarebbe esplosa.

Passo spesso dal terreno in cui abbiamo sotterrato la “bomba argento”, ancora non è esplosa e non esploderà per molto tempo, ma non posso fare a meno di chiedermi:  e se invece di cambiare obiettivo avessimo cambiato metodo, se invece di pensare al nostro bene nel breve periodo avessimo riconosciuto il bisogno di altro aiuto, se avessimo chiamato un altro ingegnere, saremmo riusciti a farla brillare? Come mai ogni volta che un compito è troppo difficile invece che lavorare ancora più in coro ci si affida al parere di un singolo, perché invece di unirsi nelle difficoltà ci si divide pensando solamente a se stessi, cosa spaventa tanto da cambiare obiettivo pur di non  sbagliare invece che tentare (sbagliando) fino a quando la soluzione non viene trovata? Se si riuscisse a mettere da parte il proprio ego, avvicinandosi l’uno all’altro come pari a pari, collaborando senza bisogno di riconoscimento immediato o a priori, ho buoni motivi di pensare che si potrebbe arrivare a mete inimmaginabili e sconfinate.

  1. #1 di Bruttini il ottobre 14, 2010 - 7:26 pm

    Caro artificiere, grazie per condiviso il tuo segreto.
    Mi rassicura sapere che tu non dimentichi dove avete lasciato la bomba. Mi rassicura sapere che la pensi, anche se credo non sia facile per te. Penso anche che quella bomba rassomigli alla mia bomba, alla tua e a quella dell’ingegnere. Farla brillare genera un onda d’urto che mette in pericolo la nostra bomba interna. Grazie

  2. #2 di Paolo De Caro il ottobre 14, 2010 - 8:27 pm

    L’ego è una bomba antica e tuttora letale.
    Sarebbe interessante qui uno spunto sull’uso della tecnologia: nell’immaginario collettivo gli artificieri “mandano avanti” il robot.

  3. #3 di elipasini il ottobre 15, 2010 - 3:45 pm

    Caro artificiere, la tua bomba metaforica, ma neanche poi tanto, mi ha fatto pensare…. a un film uscito di recente, The Hurt Locker di Katryn Bigelow, che davvero non so ancora se mi è piaciuto o no. Niente robot nel film, ma in cambio un sacco di adrenalina che alla fine sembra essere la vera ragione per cui si disinnescano le bombe…. ma anche la ragione per cui si sta insieme, ci si ama, ci si odia. Gli artificieri del film sono soli soltanto al supermercato, dove non hanno punti di riferimento e un’esperienza da mettere in comune…

  4. #4 di fabiobrunazzi il ottobre 20, 2010 - 2:55 pm

    Ho visto il film della Bigelow in aereo… credo Amsterdam-Curacao dei primi di giugno… e anche a me è parso indecifrabile, forse è davvero aliena la situazione della bomba, e in fatti lì l’artificiere è privo della sensazione del pericolo, se ne frega dei protocolli, si espone. Forse l’unico modo di essere artificiere è essere sprezzanti, pratici, efficaci. Se si salta in aria vuol dire che è arrivato il tuo tempo.
    Morto un artificiere se ne fa un altro.

  5. #5 di Marina il ottobre 26, 2010 - 10:11 pm

    grazie a tutti
    è un piacere leggervi
    Paolo mi piace molto l’idea di riflettere sull’arte dell’artificiere….
    a presto
    Marina

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: