Leaders, capitani e scappati di Casa


Parliamo di appiattimento della gerarchia, di indebolimento di poteri forti, spinti dal desiderio e ormai dalla moda di esplorare nuove tipologie di relazioni produttive, di scambio, di intrattenimento. Spinti dalla facilità di interconnessione con chi e con cosa ci piace bypassiamo posizioni organizzative, major della distribuzione e altre forme di controllo dei flussi di scambio. Siamo per l’apertura delle casseforti del controllo.

E’ una questione tecnologica che sottende sentimenti e desideri nati con le prime ribellioni verso l’ordine vigente (dall’Illuminismo in poi), fino ad arrivare alle odierne forme di cyber crimine (il dibattito sul diritto d’autore, la violazioni di informazioni riservate). E’ un desiderio di accesso, un accorciamento della strada che divide il desiderio dalla sua soddisfazione. L’era della Rete vede uno smantellamento progressivo delle posizioni gerarchiche in favore del principio di equipotenza (v. Michel Bauwens) e ridondanza delle informazioni.

Ma siamo proprio sicuri che la gerarchia è un concetto in declino, che lascerà senza combattere il posto che ha occupato in migliaia di anni di evoluzione umana? Cosa fa sì che oggi vediamo la sopravvivenza di concetti di linea produttiva nell’industria o del Senatore a vita nella politica? Dove c’è ancora bisogno di un comando e di un controllo centralizzati?

Leaders e Capitani, ovvero la fiducia

Si organizza una vacanza in barca ma i partecipanti non si sentono sufficientemente esperti, oppure si ha bisogno di una persona che si occupi della barca perché una barca costa e per godersela qualche settimana l’anno bisogna lavorare duro. Si cerca un capitano, uno skipper,ma in fondo cosa si cerca? Un decisore, un conduttore uno che sappia “come si fanno le cose”, un esperto dell’arte della navigazione. Si delega il comando a chi dovrebbe saper comandare, un leader nel senso posizionale del termine.

La legge gli attribuisce la responsabilità penale e civile della barca, i periti delle assicurazioni lo tormentano in cerca di ricostruire gli eventi, l’equipaggio smarrito e in difficoltà lo cerca con lo sguardo in attesa di ordini. L’ultima parola a bordo è la sua. Per essere rispettato deve dimostrarsi competente, proattivo nel fronteggiare i cambiamenti, rapido nel predisporre le manovre, ineccepibile sui risultati delle stesse, comunicativo nelle spiegazioni e nella ripartizione delle responsabilità. Magari non possiede il romantico tormento interiore di un Capitano Achab, l’inflessibilità del capitano di un brigantino delle Fiandre, o la spietatezza di quello al comando di una nave negriera portoghese. Nondimeno deve portare a termine il compito fino in fondo, con ogni mezzo e persona necessaria.

La barca è un mondo in scala ridotta, un microcosmo relazionale dove la presenza aleggiante del pericolo e dell’emergenza, gli spazi ristretti e la complessità delle manovre richiedono un’interdipendenza continua, gomito a gomito. C’è poca privacy, pochi momenti di pausa e raccoglimento. C’è un leader formale e dei subordinati in forte rapporto di dipendenza reciproca. Il leader si espone, ha l’autorità, non deve commettere errori. In poche parole ha in mano il potere.

Secoli fa questo potere era di vita e di morte, era un potere giuridico. Con l’ammutinamento sempre dietro l’angolo era un attimo per il capitano saltare fuoribordo e per la ciurma stabilire nuovi rapporti di potere, una auto-organizzazione. Come ci racconta splendidamente Bjorn Larsson in La vera storia del pirata Long John Silver il rapporto tra autorità e subordinati era una dinamica complessa a bordo dei velieri che solcavano i remoti e silenziosi mari nell’era delle esplorazioni e dei commerci con le nuove colonie. Una dinamica che continua a caratterizzare la Storia dell’umanità

L’unica possibilità per fare in modo che in barca (e in qualsiasi altro ambiente frequentato da umani, anche quelli virtuali) i rapporti gerarchici funzionino è la costruzione di un rapporto di fiducia tra equipaggio (“il capitano mi salverà, sa cosa fare”) e capitano (“posso delegare le responsabilità e quindi dormire in pace”). La relazione di fiducia si costruisce attraverso un dialogo costante dove gli atti – e non solo le parole – sono importanti.

Lo sanno bene i politici, che sulla costruzione della fiducia costruiscono le campagne elettorali. Lo stesso vale per prodotti (i politici possono considerarsi tali?), guru, personaggi carismatici, che sono costantemente soggetti alla reputazione al giudizio incrociato delle persone che grazie a Internet oggi hanno maggiori possibilità di espressione, di scelta, di vicinanza, di opinione. La fiducia è una cosa molto importante, bisogna ricordarlo sempre, e molto delicata, come sottolinea il detto “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.

Scappati di casa, ovvero non fidarsi è meglio

Sempre frequentando i mari può capitare di imbattersi in una categoria particolare di capitano, annoverabile nella più ampia cerchia degli scappati di casa che ho iniziato ad analizzare altrove.

E’ al comando di un’imbarcazione che spesso conduce da solo, oppure è in compagnia di qualche altro personaggio al quale è legato da relazioni delle più varie (partner, amici, passeggeri, animali domestici).  Sono quei personaggi che se metti l’ancora troppo vicino a loro può essere che nel giro di un’ora se ne sono andati da un’altra parte. Amano scegliersi i vicini, così come i luoghi dove vivere e le attività da svolgere. Per loro i concetti di Stato e Diritto appartengono al linguaggio di un mondo quanto mai antiquato. Fare dieci passaggi in dieci dogane diverse, avere come casa una barca li mette in un punto di osservazione completamente estraneo ai normali concetti di sovranità. Quale dovrebbe essere la loro residenza? La loro nazionalità?

La bandiera che fa a caso loro è quella belga, la meno onerosa in termini burocratici e legislativi. Si spostano costantemente e prestano i loro servizi, il loro mestiere, dove capita e per chi capita, spesso attuano un’economia dello scambio e del dono, all’occorrenza piccoli contrabbandi, facendo la ”cresta” su alcuni prodotti seguendo la geografia della domanda/offerta. Sono persone che si fidano di se stesse, spesso dopo aver sperimentato i loro limiti, che apprendono continuamente a risolvere in prima persona i problemi.

Autosufficienza è il loro concetto chiave. Autosufficienza non vuol dire essere in grado di fare tutto da soli, in un delirio solipsistico, ma sapersi fare aiutare, saper stringere relazioni. Vuol dire essere coscienti che un certificato, un titolo, una posizione gerarchica, un’abile strategia di marketing, non garantiscono la tua reale competenza, la tua autorità in materia, ma che quelle si conquistano sul campo. Così, ancora una volta la fiducia si costruisce in un dialogo costante, di parole ma soprattutto di atti, attraverso relazioni genuine che vanno al di là dei ruoli e delle posizioni ricoperti. E quindi spesso non fidarsi è meglio.

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  1. #1 di elipasini il novembre 29, 2010 - 9:12 am

    Mi sembra che hai centrato il problema: una barca è una piccola unità decentrata e mobile che necessita di una leadership forte che si fonda sulla capacità, sull’esperienza, non ci sono storie… Non dovrebbe essere sempre così? forse, e comunque per molto tempo lo è stato: la storia dell’umanità è piena non solo di imperatori, anche di comandanti, guerriglieri e pirati. Anzi, sono loro che alimentano l’immaginario del leader! Tornando al web, stanno forse tornando attuali? Che ne pensate del pirata Julian Assange e di Wikileaks? e del Piraten Partei in Svezia, che ha raggiunto il 7% dei voti alle ultime elezioni europee? e come si può riflettere tutto questo nelle noiose, grigie, strutturate organizzazioni moderne? dove stanno lì dentro i capitani di ventura?

  2. #2 di fabiobrunazzi il novembre 30, 2010 - 5:43 pm

    Giusto Elisabetta.
    Per me il prototipo del leader è Ahmed Shah Massoud (quello nella foto che ho nel gravatar), combattente per la liberà del popolo afghano contro i sovietici prima a econtro i Talebani poi, ucciso in un attentato di AlQaeda giusto 2 gg prima dell’11 settembre.

    E nelle illuminanti parole di Hobbes sappiamo che non sempre la leadership corrisponde al potere costituito o alla gerarchia:

    “Gli uomini sono soliti infatti significare con i nomi non solo le cose, ma, insieme, anche le loro passioni, come l’amore, l’odio, l’ira, ecc.; onde accade che quello che uno chiama democrazia, l’altro chiama anarchia; quello
    che uno chiama aristocrazia, l’altro chiama oligarchia; e chi è definito da uno come re, è detto dall’altro tiranno […] Perciò regno e tirannide non sono forme diverse di Stato; bensì allo stesso monarca viene dato il nome di re
    in segno di onore, di tiranno in segno di disprezzo.”

    T. Hobbes, De cive, cap. VII, §§ 2-3

    • #3 di elisabetta il dicembre 1, 2010 - 6:17 pm

      Ma sai Fabio che ho sempre pensato che quello della foto fossi TU!!!! in una versione nomade, come sei del resto, un pò on the road, ma comunque tu… jejeje, eppure anche io sono sempre stata affascinata da Massoud, il grande leone del Panshir!!! è bella la frase di Hobbes, e piena di verità sui significati che diamo alle parole, che sono un punto di vista mobile sul mondo mentre le azioni suonano molto più definitive…. o no?
      in questo periodo tendo a farmi molto affascinare da Julian Assange, credo che quello che lui sta proponendo sia molto al di là di ciò che di lui si dice e che in fondo sia un grande statement su cosa vuol dire fare informazione e fare il giornalista nel 2.0… o social, come vogliamo chiamarlo….

      • #4 di fabiobrunazzi il dicembre 2, 2010 - 2:53 pm

        Ahahaha questo mi lusinga molto!!
        Ho sempre avuto un debole per Massoud, leader colto, amante della poesia, amorevole verso la sua gente, ma allo stesso tempo eccezionale stratega militare, uomo di guerra. E’ un personaggio che mi commuove, ed è molto triste che l’afghanistan sia ancora in uno stato barbaro, con tutto il mondo che fa is uoi porci comodi in quella terra.
        Interessante Assange… interessante che sia osteggiato, deve essere molto scomodo!!
        Cosa pensi di scrivere?

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