IL RE NUDO


dal sito wikileaks.org

La fine dell’anno, si sa, è sempre tempo di bilanci. Per non smentire la tradizione eccovi dunque una riflessione, ripensando a questo 2010 che si conclude a fatica così come più o meno stancamente si è trascinato.

Poco più di un anno è passato dalla pubblicazione del mio  libro sul carisma (E.Pasini, F.Natili, Carisma: il segreto del leader, Garzanti 2009), e il quadro generale di riferimento nel frattempo è completamente cambiato. Quelli che un anno fa sembravano fenomeni carismatici di punta oggi sono eventi quasi dimenticati (in Italia, ad esempio, Beppe Grillo); personaggi che venivano citati come esempio di forte carisma personale sono decisamente appannati – Sarkozy, ad esempio, nel 2010 non ne ha mai azzeccata una -; lo stesso Barack Obama, che nel 2009 aveva acceso gli animi e le speranze di tutto il mondo ed era persino riuscito a conquistare un premio Nobel per la Pace sulla fiducia, dopo due anni di presidenza sembra non essere più il messia che tutti aspettavamo. Persino Berlusconi sembra ormai arrivato al capolinea: al di là di ogni possibile considerazione politica, basta guardarlo per vedere la maschera rigida di un vecchio solo e abbandonato.

Nessun dubbio quindi che il carisma sia un fenomeno transitorio e passeggero; ma questo rapido susseguirsi di eventi imprevisti conferma anche l’ipotesi che i fenomeni di cambiamento sono ormai così accelerati e imprevedibili che il tempo di “irrigidimento” del carisma, quello che Max Weber aveva definito la sua “routinization”, si è irrimediabilmente accorciato, tendendo progressivamente a scomparire. Le tre fasi del carisma che nel libro avevo ipotizzato – nascita del fenomeno carismatico, con un personaggio che si fa interprete di una nuova visione; maturità, che coincide con la crescita di un movimento collettivo; morte, quando il carisma da fattore di cambiamento diventa esso stesso istituzione, che può assumere anche i caratteri del dispotismo – si comprimono e tendono a coincidere, dando origine a un nuovo tipo di fenomeni in cui è sempre più difficile distinguere tra la seduzione visionaria del leader carismatico e la forza trascinante dei suoi seguaci.

Dunque, dei tanti elementi che compongono il carisma, emerge oggi con forza la mobile centralità del contesto: in un momento in cui il numero dei cigni neri sembra superare o almeno eguagliare quello dei cigni bianchi (vedi The Black Swans, di Nassim Taleb), diventa sempre più difficile trovare dei corrispettivi per il vecchio detto “l’uomo giusto al posto giusto”. Due corto-circuiti fondamentali portano oggi a rimettere continuamente in discussione la ricerca di equilibri stabili: la dialettica tra cambiamento e stabilità – orientamento al cambiamento, atteggiamento di tipo esplorativo, emergere di innovazione diffusa, versus orientamento alla tradizione e alla conservazione, atteggiamento difensivo, desiderio di protezione – e la dialettica tra collettivo e individuale – formazione di movimenti collettivi ispirati a un bisogno di “attesa messianica”, versus emergere di figure individuali isolate ispirate da una “visione profetica”-. In questa dinamica, resta potente il fascino del personaggio e l’immaginario collegato alle sue qualità miracolose e straordinarie, ma si moltiplicano i personaggi e gli amori. Il fascino e la seduzione prevalgono, alla fine, sui contenuti?

Un esempio su cui molto si può riflettere: Wikileaks, che ha colpito nelle ultime settimane come una bomba l’immaginario collettivo, ha un impatto così forte non solo e non tanto per la qualità e la natura delle sue rivelazioni, ma per la decisiva svolta di cambiamento che imprime al contesto. Da qualunque parte la si guardi, è innegabile che questa vicenda ha rimesso violentemente in discussione il modo di fare informazione, costringendo i tanti giornalisti da salotto che affollano le anticamere del potere, aspettando le notizie seduti in poltrona e pontificando sul futuro dell’umanità, a chiedersi qual è, davvero, il significato di trasparenza e responsabilità dell’informazione. Julian Assange forse non è “simpatico” – ma quasi sicuramente non è questo il suo obiettivo – però è riuscito in una straordinaria impresa: scuotere dalle fondamenta la credibilità e il controllo dell’informazione, e costringere le cosiddette superpotenze a un corner in cui ogni atto potenziale contro la sua persona può trasformare un piccolo gruppo di anarchici hackers e volontari informatici in un movimento globale a difesa della trasparenza dell’informazione. Tsunami informatico, carisma, o soltanto desiderio di protagonismo? Ai posteri l’ardua sentenza… nel frattempo, per noi spettatori, può essere divertente osservare l’imbarazzo che sostituisce visibilmente la solita arroganza del potere.

  1. #1 di Maria Teresa Scherillo il dicembre 8, 2010 - 3:42 pm

    Mi chiedo quanto “attesa messianica” collettiva e “visione profetica” individuale non possano procedere in modo ravvicinato e distribuito. In fondo, è a una tale possibile coniugazione che fa in questo momento riferimento la mia azione e la mia speranza: ricerca di tutti segnali e gli indizi di visione profetica e leva sull’attesa positiva di una buona visione possibile. Di un cambiamento anche radicale. Che tragga origine da un allargamento sostanziale delle premesse/assunti/categorie del nostro pensiero.

  2. #2 di Maria Teresa Scherillo il dicembre 8, 2010 - 3:50 pm

    Mi chiedo quanto “attesa messianica” collettiva e “visione profetica” individuale non possano procedere in modo ravvicinato e distribuito. In fondo, è a una tale possibile coniugazione che fa in questo momento riferimento la mia azione e la mia speranza: ricerca di tutti segnali e gli indizi di visione profetica e leva sull’attesa positiva di una buona visione possibile. Di un cambiamento anche radicale. Che tragga origine da un allargamento sostanziale delle premesse/assunti/categorie del nostro pensiero. E questa emozione-sentimento-pensiero-programma incontra corrispondenze di senso, di com-unione.

  3. #3 di elisabetta il dicembre 9, 2010 - 2:20 pm

    Ciao Maria Teresa, sono d’accordo sul fatto che visione profetica e attesa messianica debbano andare di pari passo perchè ci sia un cambiamento, come tu dici, radicale. Anche se non sempre è così, e mi interessa in questo momento ragionare anche sui equilibri che si possono generare tra le due componenti,individuale e soggettiva, e anche i loro diversi tempi di metabolismo. E’ interessante anche a questo proposito un contributo di Paolo Bruttini sul suo blog a cui ti rimando: http://paolobruttini.it/il-sapore-della-rivoluzione/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+PaoloBruttini+%28Paolo+Bruttini+feed%29

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