Ribellioni digitali: quando toccherà all’Italia?


C’è un pensiero che sento muoversi in giro, si è insinuato nei discorsi della gente comune qui in Italia. E’ un discorso che fa rabbrividire. Si chiama lotta armata. Certo non lo si sente in ogni situazione, però basta superare la barriera della confidenza e ci si stupisce nell’ascoltarlo uscire dalla bocca di padri di famiglia, studenti universitari, disoccupati e lavoratori. Gente che paga le tasse, che ha progetti per il futuro, ma soprattutto non ideologizzata.

<<Non c’è più niente da fare, l’unica soluzione ormai è la lotta armata.>> Ho sentito parlare di lotta armata da elettori di destra e di sinistra insieme, se ancora oggi questa distinzione vale più di un fatto di costume, ma è un pensiero sentito anche da gente marcatamente apolitica. Se nulla sembra potere la democrazia, se nemmeno la legge sembra in grado di far funzionare le cose, allora quale soluzione?

Dalla Tunisia all’Egitto, le esplosioni di violenza, gli scontri in piazza sembrano moltiplicarsi come focolai, tanto che a Davos questo fenomeno è stato inserito nella lista degli scenari futuri catastrofici. Per questo la comunità dei Potenti di Davos ha stilato la lista dei Black swans (i cigni neri ovvero eventi ad alto impatto, bassa probabilità, bassissima prevedibilità).

Entreremo a far parte di uno dei 5 cigni neri previsti a Davos come scenari futuri? La disoccupazione più internet permette il convogliamento e lo sfogo di risentimento con modalità leaderless. Lo stiamo vedendo accadere in stati non-democratici, in caso di mancanza di cibo o di prezzi fuori controllo. Per quanto tempo l’Italia sarà al sicuro da rischi di ribellioni violente?

Le Flash mob di oggi, da Genova a Torino Porta Nuova sono ancora un indizio positivo di libertà di espressione e di azione. Ma che tipo di flash mob potremo immaginare di fronte a uno scenario ben più drammatico dove la disoccupazione è in continua crescita e le risposte dei governi tardano a fornire soluzioni?

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  1. #1 di laura mazzolari il gennaio 31, 2011 - 9:40 am

    Sono 2 giorni che mi gira in pancia la riflessione sulla potenza delle reti e Fabio mi ha preceduta sottolineando il vento sentito aleggiare della lotta armata. Su questo il mio vissuto è diverso: mi colpisce invece il sentimento che sento motore di questi movimenti che si espandono velocemente, la ricerca di ritrovare una dignità personale e di gruppo, o di popolo. Giovani, uomini e donne, rischiano la vita nel manifestare il loro bisogno, fuori da contesti politici organizzati (leaderless) ma anche difendono patrimoni culturali e storici (museo egizio) da vandalismi ed estremismi. Certo difficile è tenere sotto controllo derive violente quando ci si confronta con la sopravvivenza e il bisogno di affermare una propria identità personale e colletiva che si dissocia da anni di regimi totalitari.
    Ma questo sta avvenendo anche in Italia, forse??? Sabato donne, giovani e non, e anche uomini sono scesi in piazza, utilizzando solo mail e ms, solo venerdì un piccolo articolo su Repubblica, per organizzarsi in assenza di convocazioni ‘ufficiali’ contro questa nostra situazione vergognosa e ormai intollerabile. E questo è stato solo l’inizio:la società civile si stà organizzando per dissociarsi e riaffermare la nostra dignità di donne e uomini che non si risconoscono in questa immagine e potere politico italiano.
    Cosa porterà tutto questo? Certo in piazza sabato non c’era violenza, ma queste manifestazioni hanno bisogno di risposte e risultati concreti ed evidenti, se no la delusione e l’esasperazione potrebbe portarci … dove???

  2. #2 di elipasini il gennaio 31, 2011 - 9:48 am

    No, non penso che corriamo questo rischio… Tunisia, Egitto, Yemen, sono black swans soltanto a causa della nostra mancanza di immaginazione, perchè non abbiamo mai pensato che in paesi nordafricani e per di più musulmani ci potesse essere una sociatà civile, o almeno qualcosa che si sta preparando a somigliarle, e che internet potesse davvero supportarne la crescita. Non a caso la prima cosa che fanno i regimi autoritari è un black out tecnologico…. in Italia contro chi dovremmo armarci? escort, scilipoti, veline, annozero, ballarò? lo vedo difficile…..

  3. #3 di fabiobrunazzi il gennaio 31, 2011 - 2:29 pm

    Sì siamo al sicuro perchè nel bene e nel male, la pancia ancora non ci fa male perchè è piena, paghiamo prezzi assurdi per la benzina ma ancora possiamo permettercelo.
    Certo siamo preoccupati per il futuro e siamo indignati da quello che vediamo nei palazzi della politica.
    Forse non è neanche indifferenza, forse è pazienza, una qualità a volte. Ce ne libereremo, grazie anche alla leaderless mobilitation.

  4. #4 di walden65 il febbraio 2, 2011 - 1:08 am

    In tanti oggi si chiedono come mai non facciamo come in Tunisia (ed ora in Egitto, e domani chissà dove). Perchè anche da noi c’è bisogno di liberarsi da un tiranno, che non è certo Berlusconi: lui è la manifestazione del problema, non il problema. Il tiranno della nostra società si chiama passività, l’accettazione dell’esistente. Esattamente ciò che non succede in Tunisia ed in Egitto. Non sarei così sicuro nell’attribuire alla rete il merito di tutto ciò: essa è stato un veicolo di informazioni, che ci permette di uscire, come dice Elisabetta, dal luogo comune che ci siamo costruiti rispetto alle società del Mediterraneo orientale. Ma sono i corpi che si incontrano, che rispondono ad un richiamo profondo, che formano una massa:
    “Che cos’è dunque una “massa”, in che modo essa acquista la capacità di influire in misura così determinante sulla vita psichica del singolo, ed in che cosa consiste la modificazione psichica che essa gli impone?” Freud “Psicologia delle masse e analisi dell’io” pag. 14
    Esistono ancora nella nostra società di spettatori passivi i presupposti per recuperare questa fisicità? Certamente, ed esisteranno finchè saremo capaci di riconoscerli ed a non rimuoverli, magari con la motivazione del rifiuto della violenza, come si è sentito qualche settimana fa a proposito delle manifestazioni contro la riforma dell’università. Ricuperiamo questo valore, usciamo dallo schema virtuale “violenza male, non-violenza (non uso casualmente questa forma) bene”.

  5. #5 di Elisabetta Pasini il febbraio 9, 2011 - 5:07 pm

    Credo che dovremmo cominciare a chiederci, Walden, cosa esprime oggi il concetto di “massa”. Credo che le nuove forme di comunicazione abbiano posto fine all’idea di una massa spettatrice passiva dei fenomeni, condizionabile e influenzabile, e stiano dando spazio a un nuovo concetto di massa, capace di aggregarsi in forme mobili e inaspettate intorno a fenomeni che sfuggono a possibilità di essere catalogati a priori. E’ esattamente quello che sta accadendo in Egitto, dove allo stupore iniziale di noi occidentali è succeduto l’entusiasmo per tante moltitudni diverse che scendno in piazza, e ora la preoccupazione per quello che potrà accadere dopo e che non riusciamo a prevedere, perchè non sappiamo chi può “controllare i giochi”. Il problem vero sarà proprio questo in futuro, credo: la mancanza di controllo, e soprattutto la mancanza di immaginazione…..

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