Compagni dai campi e dalle officine…


Compagni dai campi e dalle officine ….

Avevo pensato per questo post ad un contributo che riguardasse l’arte, la Technè nel mondo 2.0… poi mi sono detto: ma oggi è il 1° di Maggio, la Festa del Lavoro!

Mai come quest’anno questo evento è stato caratterizzato da polemiche e strumentalizzazioni, spesso sterili e stucchevoli, sul fatto se gli esercizi commerciali dovessero restare chiusi.

Mi sono chiesto se e cosa centra tutto ciò con Leaderlessorg. Niente, verrebbe da dire in prima battuta: stiamo parlando dei livelli più bassi nel mondo della produzione: beni di consumo, ciò che ancora resta di materiale nel mondo dell’immateriale, del virtuale, del “knowledge based”.

Epperò questo evento appartenente ad un’altra era socio-economica, che viene celebrato ormai da qualche decennio con un Happening musicale (cosa c’è di più post-moderno!), mantiene ancora un suo simbolismo, confermato più che da sondaggi od opinion leaders, dal “comune sentire” della popolazione.

Rubando l’espressione a Granovetter si può parlare di una legame debole che crea però un’identificazione forte in un valore, quello del lavoro. Non più quindi il LUOGO di lavoro, ma il VALORE del lavoro, che racchiude la frammentata esperienza lavorativa di oggi.

Insomma, dalla fine del fordismo emerge oggi una cultura del lavoro fatta non più hard, ma soft. Ma, attenzione, questo non significa la fine del lavoro inteso come cultura, valori, identità. Mi verrebbe da dire, un cambiamento di codice un “codice sorerno”: brutta parola e di precaria esistenza, ma è ciò che si avvicina più ad una declinazione al femminile.

Insomma, mi sembra che ci siano tutti i presupposti per rivedere in una luce diversa certi simboli che, forse un po’ affrettatamente abbiamo, come si sul dire, messo nella “soffitta” della storia.

  1. #1 di elipasini il maggio 5, 2011 - 2:22 pm

    E’ vero Stefano, il 1 maggio diventa sempre di più una messa cantata sulla fine del lavoro. Quest’anno la solita lamentosa celebrazione sui negozi chiusi non è venuta dal Papa – che doveva beatificare Woytila, ubi maior – ma dal sindacato, e in particolare dalla Papessa Susanna…. quello che mi stupisce di queste donne salite al potere negli ultimi tempi, almeno in Italia, è la loro capacità di incarnare la continuità dell’istituzione senza un’ombra di dubbio o critica, in modo messianico, celebrando la liturgia proprio di quel potere che le ha escluse per secoli senza nessuna scintilla di cambiamento…. non dico una rivoluzione, ma almeno una piccola novità, questo sì….. altrimenti mi risulta difficile, sempre più difficile, comprendere…..

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