I <3 my job!


Un commento a caldo dal Social Business Forum appena concluso.

In ogni panel che ho seguito o sbirciato tra le track Employee Empowerment, Customer Engagement e Open Innovation, al termine delle riflessioni su teorie pratiche e casi, gli speaker sottolineano l’urgenza di un ‘change of mindset‘: solo questo cambio di mentalità può innescare una prospettiva di social business. Il tema è vasto, complesso quanto l’idea stessa della persona-al-lavoro. Mi riprometto un post dedicato.

Quel che ho in mente ora è che gli stimoli al lavoro sono le motivazioni. Estrinseche, intrinseche, personalissime, condivisibili. E andando per semplificazione, è ‘quel motivo che ci fa alzare dal letto al mattino’, quella è la passione. Se fino ad ora si è sovrapposto passione e mestiere come caso fortuito, auspicio (“beato te che ami quel che fai!”), oggi questa contiguità, fusione, interscambio tra aree di piacere e aree di fatica è cruciale per ogni attore di un social business, di una azienda che innova, di una sistema che evolve.

La passione è LA motivazione. E’ il reale spazio psichico di condivisione. Non puoi collaborare davvero con chi mette un’energia di compito mentre tu stai mettendo energia di senso. Il change of mindset è perciò il passaggio preliminare al business in cui ci si sceglie rispondendo non più solo alla domanda ‘cosa?’ (business: cosa produco, cosa faccio, cosa c’è sul biglietto da visita) ma anche alla domanda ‘perchè?’. Perchè facciamo, perchè assieme. Rispolverando una vecchia metafora, il territorio della fatica è percorribile (e comprensibile il tragitto) solo tenendo una mappa da scrivere e riscrivere a più mani, con le persone che condividono passione per QUEL viaggio. Altrimenti stai fermo. Per questo lo chiamiamo social business.

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  1. #1 di fabiobrunazzi il giugno 10, 2011 - 2:26 pm

    Bello, giusto, azzeccato. Perchè insieme? Per una passione. Perchè non si fa? Perchè mancano le gambe, ovvero passione più strumenti (dobloni, tencologia,sapere). Arriveremo all’epoca delle telenovele business? Amore e lavoro.

  2. #2 di maccbetto il giugno 15, 2011 - 9:27 am

    mi chiamo francesco. sono il direttore creativo di una agenzia di pubblicità e mi inserisco in questa discussione, anche se non appartengo al mondo della formazione. il tema della passione mi coinvolge molto perché nel nostro settore professionale (“la creatività”) da sempre ci riferiamo alla passione come motore motivazionale, di crescita, di qualità del lavoro, di condivisione. ma ultimamente resto perplesso, soprattutto dai giovani con i quali ho occasione di lavorare in agenzia. anche loro mi parlano di passione per il lavoro (sono art director, copywriter, graphic designer…) ma nella sfera di composizione della loro professionalità mancano molte cose che ritengo forse più importanti. manca la capacità di stabilizzare l’emotività, per esempio, e di integrarla con altre parti energetiche. questi giovani si impegnano e lavorano molto con la pancia, poco con la testa e zero con il cuore. e qui nascono i casini. perché totalmente analfabeti su questo punto, non sanno gestire l’emotivita’. la rottura degli argini che provoca un processo di con-fusione: tutto è emozione, tutto è intrecciato e mescolato tra personale e professionale… per come la vedo io, la passione da sola non basta, è un fuoco che brucia tutto molto in fretta e impedisce la crescita. occorre anche il nutrimento. allora, nel mio piccolo, mi sono dato un compito: insegnare loro a lavorare sul sentimento più che sulle emozioni. e mi sono imposto di adeguare il lessico: parliamo di amore, piu’ che di passione. amore per il lavoro significa cura, innanzitutto di sé stessi. responsabilità per il proprio lavoro, ovvero essere responsabili di quello che si fa – accettare le critiche e superare i conflitti. significa anche rifiutare di essere sottopagati. ricordo alcuni amici jazzisti che suonavano nei locali senza essere mai pagati: io vi do una sala piena di gente – diceva il gestore – vi do due birre a testa, cosa volete di più? come vi invidio, beati voi che c’avete la passione della musica! ecco, temo che l’emotività senza il filtro del sentimento finisca per rendere questi giovani vulnerabili e ricattabili.

    • #3 di Paolo De Caro il giugno 16, 2011 - 7:51 pm

      grazie francesco della partecipazione e dello spunto. mi fa piacere che tu provenga da ‘altri mondi’.
      voglio specificare che, per me, il termine passione non indica un impulso umorale scisso da componenti più ‘fredde’ quali responsabilità, cura, senso critico.
      passione come investimento emozionale in un concreto progetto di futuro. ma credo siano solo differenze di etichette (vedi Passione e Amore).
      ti ringrazio, spero continuerai a leggerci.
      pdc

  1. Le HR ai tempi del lavoro appassionato « buon lavoro

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