Fuori cornice


E’ il titolo di un libro uscito qualche anno fa, dove si parla di arte, ma collocandola non nelle abituali cornici, ma fuori, nel mondo. Gli Autori, Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, ci raccontano di ex voto esposti in Santuari Mariani, di scarpe appese ai fili del telefono, di street art.

E la Torre (o meglio le Torri) di Watts (un sobborgo di Los Angeles.) dove un immigrato italiano, Sabato (americanizzato in Simon o Sam) Rodia costruì, fra gli anni ’20 e gli anni ’50 del secolo scorso,con materiale di recupero delle torri alte fino,a trenta metri.

La storia della persona si trova, oltre che nel filmato, su Wikipedia (che prende una delle sue rare cantonate definendo Rodia un architetto, quando non era altro che un muratore), e quindi non mi dilungo sulla sua vicenda.

Quello su cui vorrei invece ragionare è che si tratta di una produzione artistica fuori dal circuito, oltre che dalle “cornici”. Si tratta dell’opera della persona che parte da materiale privo di valore, che costruisce, come lui stesso creca di spiegare “I build the tower people like, everybody come”, per fare piacere alla popolazione, ed infatti chiama la sua opera “Nuestro Pueblo”. Il nostro villaggio. Si tratta dell’opera di chi è privo di qualsiasi conoscenza tecnica, analfabeta o quasi. Solo mosso da una sua ispirazione, quella “di fare qualcosa di grande”, in un luogo marginale, il ghetto nero di Los Angeles, che conoscerà negli anni a venire numerose rivolte (che però non presero mai come bersaglio questa opera, segno della sua integrazione nel tessuto sociale) , ed ancora oggi è un’area depressa cotraddistinta dall’emigrazione.

In questa opera si può cogliere l’intelligenza fuori dagli schemi, anarchica e collettivista, il lavoro manuale, artigiano (premoderno), la modernità (i materiali e le modalità di costruzione sono gli stessi con i quali venivano eretti i grattacieli) ed il post-moderno (l’uso dei materiali di recupero, il progetto che si sviluppa nel corso dell’opera), il bricolage.

In un percorso di singolare appropriazione e riconoscimento pubblico di un’opera privata. Tutto ciò a cosa ci fa pensare?

Un ringraziamento a Sabina

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