Fahrenheit 2.0


Colpisce nel vecchio (?!) film “Fahreneit 451” di François Truffaut (tratto da un romanzo dello scrittore di fantascienza Ray Bradbury) il tema della conoscenza come chiave di lettura della modernità, una modernità distopica, già raccontata, oltre che da Bradbury, da Orwell, Haouxley, etc. Una modernità dove la conoscenza viene annullata, se non combattuta con i mezzi più definitivi, in questo caso il fuoco che appunto alla temperatura di 451 gradi fahrenheit distrugge i libri.

La conoscenza, come dice il capo dei pompieri, ci rende diversi, non siamo più personaggi standard (nel film gli onnipresenti schermi televisivi sembrano preannunciare, con invidiabile capacità predittiva, i tratti culturali predominanti della nostra epoca).

E’ curioso come oggi proprio per favorire la diffusione della conoscenza, per renderla più accessibile ed ad un minor prezzo, e soprattutto senza la manipolazione (vedi 1984 di George Orwell) il libro venga di nuovo messo in discussione, magari con metodi più politically correct, magari sostituendondolo con un e-book (anche se qualcuno, alla maniera di Steve Job presenta il tradizionale volume scritto come un device avanzato ed ipertecnologico). Ma allora lo sviluppo della società post-moderna non è nemico della conoscenza, anzi la conoscenza ne è il presupposto, si parla di Economia della conoscenza, di Lavoratori della conoscenza , di analisti simbolici (Robert Reich).

Anzi la conoscenza è rivoluzionaria, le popolazioni che oggi si ribellano lo fanno con il supporto dei social networks, il Presidente del più importante Stato del mondo viene innalzato sullo scranno dalla Rete (poi magari non riesce a fare molto di diverso dai suoi predecessori).

Forse Fahrenheit 451 oggi verrebbe chiamato 2.0 (o 3.0 o 4.0) e ci parlerebbe di una società dove gli individui, ognuno diverso dall’altro, non riescono più a trovare il tempo, per incontrarsi, per comunicare, presi come sono dalla marea di informazione che li sommerge. O forse ci sarà sempre qualcuno che evaderà, rendendosi non più custode e memoria di un libro, ma coltiverà le relazioni, i legami sociali, la vita reale.

, , , , , , ,

  1. #1 di Elisabetta Pasini il agosto 4, 2011 - 4:52 pm

    Stefano, la presentazione del nuovo “device tecnologico” che hai inserito nel post è geniale!!!! da vedere e da meditare durante l’estate :))))

  2. #2 di Marina Oggero il agosto 4, 2011 - 8:17 pm

    L’uso tecnologico della comunicazione non formale é un nulla se non si riescono ad esprimere anche le sensazioni, ad usare le parole che ti rappresentano per mantenere il legame con l’altro. Io ci provo in modo che dietro il supporto gli altri possano trovarmi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: