SIAMO FUORI MERCATO!


Siamo fuori mercato! (da “Si puo fare!”)

La frase del Sig. Fossi eccheggia nella struttura istituzionale: non c’è spazio per un’impresa al di fuori della normalità.

Secondo Giorgio Callea, psichiatra fondatore di una storica cooperativa di inserimento lavorativo di pazienti psichiatrici si può creare impresa al di fuori delle logiche manageriali.

Il primario del reparto di psichiatria di “Si può fare!” in fondo pensa a tutelare il “suoi pazienti”, un po’ il ruolo come Elliott Jaques riteneva svolgessero le organizzazioni come “difesa contro l’ansia persecutoria e depressiva”. Il superamento dell’istituzione comporta il superamento di queste ansie e la realizzazione progettuale.

Questa situazione vuole essere un modo un po’ diverso per introdurre il concetto del superamento dell’istituzione gerarchica e della sua funzione. In un precedente post, avevamo ragionato sulle ragioni storiche che hanno portato alla realizzazione della gerarchia organizzativa. Qui, partendo dal ragionamento di Jaques, vorrei arrivare a capire quanto “l’antistoricità” del’organizzazione orizzontale sia in realtà una dipendenza da meccanismi di difesa. Il ruolo del manager è quindi un ruolo contenitivo? Riprendo un brano dal libro di Callea:

“Con l’espressione “stile Isparo” (il nome una cooperativa di inserimento lavorativo di pazienti psichiatrici n.d.r.) si indica una certa entità che nel corso degli anni si è costituita e prima di tutto, usata benevolmente, serve a caratterizzare superficialmente lavori fatti male o comunque con scarsa professionalità ….lo stile Isparo nasce da uno strano mix tra il concetto di polivalenza, quello di eterogeneità e quello di condivisione …. il concetto di polivalenza vuole che ognuno possa occuparsi di più cose, secondo le sue inclinazioni e secondo le esigenze di servizio, in modo da evitare le équipes chiuse, le persone fissate solo sulla loro postazione di lavoro, le persone limitate solo ad attività con forte componente costrittiva e senza una componente di creatività.

…..Contrapposto allo stile Isparo c’è il cosiddetto stile professionale che rappresenta una possibile svolta evolutiva della cooperativa… con l’espandersi della cooperativa in nuovi sttori produttivi che richiedono una maggiore specializzazione si è dovuti passare ad assumere nuovi lavoratori che non hanno condiviso la storia e le scelte di fondo e che, sopattutto, sono totalmente estranee alla cultura ed alla logica della polivalenza, dell’eterogeneità, della circolazione.”

Ma bisogna essere per forza “matti” per uscirne?

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  1. #1 di Elisabetta Pasini (@elipasini16) il maggio 9, 2012 - 10:20 am

    @ Stefano: il tema che proponi è straordinariamente importante e attuale!!! ieri sera in Ariele abbiamo fatto il primo esperimento di Listening Post, un gruppo di riflessione sul cambiamento del contesto sociale in Italia e sulle sue risonanze interne a livello psichico ed emozionale. Non posso ovviamente sintetizzare tutto ciò che è emerso, ma alla fine il tema centrale era proprio questo: poichè tutte le solide certezze che avevamo sono ormai cadute, oscilliamo continuamente tra ansie persecutorie e ansie depressive che non hanno un contenitore. Quale creatività è possibile allora?

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