Sei facili passi per scongiurare il collasso della civiltà


[saltate direttamente al minuto 4:40, per questo lungo ma interessante video]

Sembra impossibile immaginare che tutto quello che ci circonda, gli edifici, la conoscenza, la nostra immensa cultura possa essere spazzato via. Ma questo è esattamente quello che pensavano i Greci, i Romani, gli Atzechi e tutte le civiltà che si sono susseguite nel corso della storia dell’umanità.

David Eagleman è un neuroscienziato, ma la sua brillante carriera accademica non limita i suoi campi di indagine ed interesse. Come divulgatore scientifico e autore letterario ha pubblicato diversi libri e in Why The Net Matters si spinge ad indagare come la Rete possa essere utile ad evitarci un collasso di civiltà.

Il tema è interessante e le lezioni da lui tenute in diversi momenti su questo tema sono  brillanti e popolari online. La perplessità che mi è sorta riguardo alle sue teorie è se possiamo davvero parlare di Civiltà nell’ultimo secolo e ben prima dell’avvento di internet. Di quale stiamo parlando? Di quella Americana? Occidentale? Araba? Il processo di globalizzazione è ben più vecchio della creazione e distribuzione della Rete, e la collaborazione tra nazioni e i mezzi di trasporto hanno permesso per esempio di salvare la civiltà ebrea (non so se il termine è corretto ma si applica a questo contesto) dalla scomparsa, sebbene le perdite siano state comunque ingenti. E in quel caso alla Rete ancora nessuno ci pensava.

Eagleman è abile divulgatore e commerciante di sapere e sa prendere una paura comune come il “Collasso della Civiltà” per parlare di temi che altri prima di lui avevano ben trattato e divulgato. Anche se la Rete non è necessariamente ciò che ci salverà da un collasso è indubbio che può aiutare moltissimo, forse non soltanto a salvare noi stessi ma anche un pò l’economia e chissà, il pianeta.

Qui i sei punti che Eagleman individua e discute:

1. “Non tossirsi addoso” Microbi e virus detengono il record per esseri umani (e non solo) uccisi nel corso della Storia. Sono responsabili in massima parte della scomparsa di alcune Civiltà, come per esempio quelle sudamericane. Con la Rete oggi siamo attrezzati ad un intervento più tempestivo e con lo sviluppo del telelavoro e della telemedicina possiamo starcene a casa contenendo la diffusione delle epidemie in luoghi di lavoro e ospedali.

2. “Non perdere le cose” Il tempo di disastri come l’incendio della biblioteca di Alessandria è molto lontano e con la digitalizzazione delle informazioni, la ridondanza dello stoccaggio e l’accessibilità  sarà sempre più difficile “perdere conoscenza”, oltre al vantaggioso risparmio di spazio e “alberi”. Nel corso della storia molte scoperte come la vaccinazione sono state riscoperte in tempi e luoghi differenti. Da oggi questo sarà evitato grazie al principio “distribute don’t reinvent”

3. “Dillo a tutti più in fretta” Ovvero oggi con la rete possiamo muoverci più in fretta dello Tsunami. La civiltà minoica perì per mancanza di un sistema di allarme tsunami che ora abbiamo. Dopo il disastro del Sud Est asiatico è partita l’implementazione di sistemi di rilevamento e comunicazione di imminenti pericoli. Innumerevoli haitiani nel recente terremoto sono stati salvati da ushahidi.com, che aggrega le comunicazioni via cellulare sul campo in tempo reale. Non soltanto la comunicazione, ma l’assenza totale di comunicazione, ovvero un “buco” nel normale flusso di informazioni proveniente da un’area può dare l’allarme di un possibile disastro o comunque di una preoccupante anomalia.

4. “Mitiga la tirannia” Il crollo dell’Urss è stato reso inevitabile dal controllo dei media da parte dello Stato. La mancanza di libertà di informazione ha portato a un errore  come il Lysenkoismo, che ha promosso per amicizie politiche una teoria erronea della coltivazione del grano su 13 fusi orari, creando milioni di affamati e l’impoverimento del suolo. L’impatto del web nella politica è un nuovo e evidente vantaggio che sta contribuendo ad una democratizzazione di molti. La Cina e Cuba stanno compiendo una grande lavoro di censura sulla Rete, e anche se la decisione di Google di non offrire un servizio censurato agli utenti cinesi non cambierà la politica Cinese, è un messaggio di boicottaggio importante (e una grande pubblicità).

5. “Metti insieme più cervelli a risolvere i problemi” Imbottigliare il  capitale umano mette a repentaglio il futuro. Rendere invece la conocenza aperta al pubblico e condividere i temi di ricerca aiuta a creare un network collaborativo di menti aiutando a contenere i costi della ricerca scientifica. I corsi aperti online permettono di l’istruzione superiore accessibile a tutti, abbattendo alcuni costi dell’istruzione. Il Crowd Problem solving è in fase di avanzata di sperimentazione in siti come PatientsLikeMe, che oltre a rispondere al bisogno di appartenenza e social networking degli ipocondriaci contribuisce alla diffusione dell’informazione sui trattamenti delle malattie. Foldit (folding delle proteine​​) permette a tutti di contribuire allo lungo e costoso studio delle proteine attraverso un gioco online. Cstart.org è un’agenzia non-governativa e no profit per l’esplorazione dello spazio. Forse il prossimo passo è il Social Research.

6. “Non consumare troppa energia” Il web contro la dipendenza da Petrolio? In questa parte Eagleman ci racconti i vantaggi in termini di risparmio energetico che l’e-commerce e l’email stanno apportando. Pochi furgoni invece di molte auto in giro per negozi. Ancora una volta il telelavoro sembra essere una chiave futura, perchè a oggi questo fenomeno ci appare invece ancora da sviluppare.

Sicuramente questi sono importanti fattori che permetteranno alla civiltà, quale essa sia, di sopravvivere. L’interrogativo sembra essere invece l’opposto: cosa succederebbe se fosse la Rete a collassare? Alcuni disastri potebbero derivare dal collasso stesso come ad esempio il controllo dei satelliti e quindi il controllo remoto di moltissimi sistemi e mezzi di trasporto, nonchè delle comunicazioni, il blocco delle transazioni con susseguente breakdown economico e così via. Ma se l’uomo è già sopravvissuto a malattie, acciaio e armi è invece inesperto in fenomeni come il Collasso di Internet. Se ciò dovesse accadere confido che qualche ricercatore e divulgatore scientifico, col sempre saggio “senno di poi”, sappia ricavarne utili consigli e per la sopravvivenza futura e venderci sopra qualche libro in più.

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  1. #1 di Elisabetta Pasini il settembre 16, 2012 - 4:31 pm

    Ciao Fabio, bello il tema, e di straordinaria attualità.
    La prima cosa che mi viene da dire è che c’è un saggio di qualche anno fa di un antropologo americano, Jared Diamond, che si chiama Collapse e che racconta il declino e la scomparsa di alcune civiltà del passato, dall’impero romano all’isola di Pasqua, agli esquimesi, alla civiltà micenea, che sono, appunto “collassate” su se stesse a causa di un comportamento distruttivo nell’interazione con l’ambiente. Il che ci può insegnare alcune cose che servono a ridimensionare anche i nostri comportamenti: in primo luogo, che nessuna di queste culture, nel massimo del loro splendore, riusciva a immaginare la sua scomparsa. Si sentivano eterni, come del resto anche noi. In secondo luogo, che probabilmente la civiltà occidentale non è stata l’unica nel corso della storia ad affrontare il tema dello sfruttamento insensato delle risorse ambientali, e dunque come non è mai esistito il buon selvaggio così non è mai esistita una civiltà “buona” in assoluto. Di conseguenza il passato può insegnarci qualcosa per affrontare il futuro, e questa, secondo me, è la grande lezione dell’antropologia rispetto alle altre scienze sociali.
    Mi piacerebbe, in futuro, indagare meglio il tema della distruttività: perchè alcune culture adottano comportamenti distruttivi che le portano al collasso? perchè, pur rendendosi conto del rischio, sembrano incapaci di modificare la rotta? Le possibilità di confronto che oggi abbiamo a disposizione attraverso il web sono incredibili, ci possono davvero aiutare ad acquisire maggiore consapevolezza? ad aggregare le forze sociali in modo diverso? (vedi tutti i movimenti spontanei che nascono ovunque, dal partito dei Pirati in Germania alla primavera araba a Occupy…). Credo che questa sarebbe una bella direzione da prendere per il futuro del nostro lavoro :))))))

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