piazza tahrir, piazza montecitorio


Gli avvenimenti di questi giorni, conseguenti all’elezione del Presidente della Repubblica (Italiana) mi hanno fatto venire in mente alcune cose successe negli ultimi tre anni, in varie parti del mondo (Medio Oriente, Penisola Arabica, Spagna, Stati Uniti, e forse qualche altrove che sfugge all’occhio globale dei media).

Ariele ha provato a ragionare sulla “polis”, da ultimo in un’interessante Conference: Presenti Sommersi Futuri Presenti, all’interno delle quale ho partecipato, fra l’altro ad un workshop su “2.0 e comunità”. Fra i pensieri emersi mi sembra sia molto d’attualità il tema della partecipazione politica tramite il “web 2.0”: è sin troppo facile andare alle pratiche del Movimento Cinque Stelle, criticandone gli aspetti manipolatori e regressivi dal punto di vista dello sviluppo di una coscienza civile, ma alcuni aspetti a mio parere meritano un approfondimento, evitando i toni liquidatori apparsi negli ultimi giorni a sancire una “sconfitta” della rete, dovuta alla capacità dell’apparato politico tradizionale di riappropriarsi dello “scettro” cadutogli improvvisamente di mano.

Tornando al titolo del post, confesso che esso nasce dall’osservazione dei vari video “virali” che descrivevano il comportamento della “piazza” di fronte ai vari passaggi di quello, da qualcuno definito uno “psicodramma”, che è successo nelle giornate precedenti l’elezione di Napolitano. Ad un certo punto mi è scappato un “ma è come Piazza Tahrir” nel senso che l’impressione che da uno “sciame” di comunicazione si sia creato in maniera spontanea un’aggregazione di corpi accomunati da un bisogno fondamentale: manifestare contro l’esistente e ciò che si stava costituendo: io stesso vi sono stato in parte coinvolto, anche nella mia città (Genova) in genere poco “movimentista” (e “movimentata”) si è creata una piccola piazza indignada.

Si sta affermando anche in Italia il modello di Tahrir, di “occupy” di “puerta del sol e del m13”? In un loro recente saggio Negri e Hardt si sono chiesti come mai in Italia non si fosse fino ad oggi affermato un movimento paragonabile a quelli sviluppatisi nei paesi arabi o in Spagna o in Usa etc, dandosi questa spiegazione: la capacità del sistema politico è ancora forte, e quindi è ancora in grado di contrapporre un modello di azione politica proprio del partito, sia pure adattato ad una concezione meno rigida del passato, assieme . E poi in Italia ci sarebbe una tendenza patologica a rivolgersi alla figura “paterna” una mancata liberazione dal complesso edipico a livello di “cultura nazionale”, anche in quest’ultimo frangente, l’arrivo di Beppe Grillo a riportare ad un ordine gerarchico le schegge impazzite, va in questa direzione.

In un successivo post vorrei allargare il ragionamento partendo dall’analisi di Freud (“Psicologia delle Masse”) fino ad arrivare a Manuel Castells.

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  1. #1 di Elisabetta Pasini il maggio 2, 2013 - 11:52 am

    Ciao Stefano, grazie per aver sollevato un tema che mi sembra di grande interesse. Cosa rappresentano oggi i movimenti, in Italia e nel mondo? Primavera araba, Occupy, Indignados, sono una forma da parte delle persone di riappropriarsi della dimensione politica della partecipazione, oppure forme di populismo che ritornano sotto altre spoglie? Assistiamo al nuovo che avanza o al riproporsi sotto altre spoglie di fantasmi di un potere totalizzante?
    Personalmente, tendo piu’ a dar credito alla prima ipotesi. Leggerò con piacere il saggio di Negri e Hardt che proponi, anche se non sono convinta della tesi che sostengono. Ho l’impressione che sia una lettura legata, ancora una volta, a vecchie categorie del politico, mentre oggi abbiamo bisogno di un salto interpretativo nuovo. Quindi, aspetto con impazienza le tue riflessioni su Castells, che mi sembra un ottimo punto di riferimento :)))))

  2. #2 di stefano delbene il maggio 3, 2013 - 10:53 pm

    La citazione di H&N è dovuta al fatto che sono fra i pochi che si sono posti la domanda sul perchè in Italia non si sia sviluppato un movimento tipo OWS (a proposito del quale peraltro, le loro analisi sono vicine, ad esempio, a quelle di David Graeber). Quanto successo in occasione dell’elezione del presidente della repubblica è stato, a mio parere, un piccolo segnale in controtendenza rispetto alla “virtualità” di un movimento “webcentrico” come i 5S, laddove la “piazza” riacquistava una sua dimensione politica. I fatti successivi hanno visto una inaspattata “alleanza” per far rientrare la “piazza” di nuovo ai suoi “dispositivi”, magari a discutere sulle mail hackerate ….

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