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Chi sono io?

Mentre rispondo a offerte di lavoro in giro per il mondo (lavorando su yachts ho circa il 73% della superficie terrestre come campo d’azione), mi chiedo cosa stia cercando davvero, se l’essere flessibile e pronto a partire per qualsiasi destinazione nasconda una confusione mentale e di identità. Passo moltissimo tempo a leggere e rispondere a offerte, su siti specializzati, frequento annunci di forum, insomma surfo la Rete per cercare un posto dove surfare veramente le onde. Un giorno fremo perchè mi assumano in Indonesia, un altro sogno le aragoste e il clima malinconico della Nuova Scozia e del Maine, un altro ancora spero di essere su un catamarano che organizza safari per kitesurfisti a Tobago. Gli annunci di lavoro su internet sono un bel modo per far correre l’immaginazione.

Come usiamo la tecnologia in relazione alla vita e alla professione che svolgiamo? Per alcuni la Rete e i suoi supporti tecnologici sono dei moltiplicatori di identità e di opportunità per altri uno strumento attivo di costruzione e mantenimento di un’ identità che è molteplice. Da un lato abbiamo quindi una dispersione e frammentazione della personalità, , potenzialmente spaventosa, dall’altro un collage di parti di sè che possono coesistere e dar conto di una complessità ineliminabile. In che modo le mie differenti entità digitali rispecchiano le mie esigenze e l’immagine che voglio dare di me? E’ tutto veramente possibile?

Credoche su questo terreno si stia già giocando una sperimentazione rapidissima, sono gli stessi individui a giocare e a giocarsi seguendo spinte più o meno inconsce e inconsapevoli. Avere differenti identità è segno di ipocrisia o di falsità? O una risorsa per far emergere il lato di sè più appropriato a seconda dei contesti e degli interlocutori? Oggi mi sembra che siamo di fronte a un gioco teatrale, dove indossiamo maschere ma soprattutto possiamo sviluppare queste maschere, attraverso interfacce digitali, suoni, foto, video. Sviluppando il profilo di un social network mettiamo in evidenza peculiarità o mostriamo quello che vogliamo di noi. Si può addirittura modificare il proprio profilo a seconda dell’offerta di lavoro cui si decide di rispondere, come un tempo si facevano limature e tagli sul CV.

Attraverso la ricostruzione costante di sè, quotidiana nel caso dei social network, possiamo  rivitalizzare strati dimenticati, trascurati della nostra esperienza passata, riunificare campi dell’esperienza che apparivano come scissi, separati. Oppure semplicemente apparire come desideriamo che gli altri ci vedano, quindi immaginarci.

Dove trovare un contenitore per tutte queste identità e parti di sè attivate nelle interazioni social? Credo che la rete stessa possa portare delle soluzioni a questi problemi. Iteragire attraverso social media ispira una certa riflessività su se stessi e su quello che sta succedendo, il tutto attraverso un modalità immediata e spontanea.

Chi sono io? Dipende da chi me lo domanda.

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Leaderlessorg

Uno spettro si aggira per il mondo. Sancisce la fine di un dittatura, la cultura dello scambio di utilità. E’ nata da molti anni e solo ora ce ne stiamo accorgendo: la wikinomics. Il mondo non è cattivo, avido ed egoista come lo descrivono. Il mondo è fatto di molta gente che dona per il gusto di farlo. Per il piacere di dare agli altri e con la certezza che avrà qualcosa in cambio. Di questa rivoluzione parleremo in questo Blog.

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