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Occupy Sandy: il riciclo al tempo dei network

Ho soppesato per un secondo la parola “riciclo” prima di utilizzarla nel titolo. Devo confessare che anche se mi considero piuttosto ecologista la mia mente continua a portarsi dietro un’associazione negativa della parola “riciclare”. Riciclato è qualcosa di non originale, non innovativo, non nuovo. Ma così com’è arrivata, l’associazione negativa è stata subito ricacciata indietro. Riciclare è etico, bello e funziona. E si può fare anche con i network.

Vi ricorderete senz’altro dell’esperienza Occupy Wall Street, “We are the 99%”. Ne avevo scritto su questo blog circa un anno fa e la vicenda ha avuto ampio spazio nell’opinione pubblica mondiale, come esempio di un’efficace e ampia forma di mobilitazione sociale e politica. L’entusiasmo e la resistenza al rigido inverno newyorkchese sono scemati tra gli occupanti dello Zuccotti Park (e del resto degli Stati Uniti) che avevano dato vita a questa prima spettacolare protesta, ma l’esperienza è stata capitalizzata con la creazione di un network permanente, interoccupy.net .

Il network cerca di favorire la comunicazione tra individui, gruppi di lavoro e le Assemblee Generali locali, che sono la spina dorsale del movimento. Le Assemblee Generali dichiarano di “utilizzare la democrazia diretta e i processi decisionali di tipo orizzontale al servizio degli interessi del 99%”. Quello che si è spontaneamente creato e sviluppato a partire dai giorni della protesta ha preso la forma stabile di un network di gruppi di lavoro impegnati su diversi fronti. Esiste un network, ora usiamolo! Il Coordinamento è stato il bisogno intorno a cui è nato IO:

InterOccupy (IO) is an interactive space for activists looking to organize for global and local social change. By October 2011, the Occupy Movement in the US was in full swing with hundreds of encampments spread across vast distances. The need for a robust communication network became apparent when camps had trouble contacting one another in order to share important information about the suppression of the movement.

L’utilità della tesorizzazione di un’esperienza di network orizzontale si vede nelle azioni di aiuto e volontariato nelle zone martoriate dall’uragano Sandy: intere porzioni di città ancora senza elettricità, attività commerciali annientate dall’ingenza dei danni, mancanza di generi di prima necessità. In questo scenario la risposta delle autorità è presente, ma come spesso succede è lenta e inefficace a coprire interamente i bisogni di una comunità in seria difficoltà. Occupy Sandy è una delle entità coinvolte nel sostegno alle comunità colpite dal dramma dell’uragano, e a quanto pare ci riesce molto bene grazie all’efficacia del coordinamento orizzontale sviluppato nei mesi della protesta.

La scorsa domenica ho partecipato con la mia ragazza ad un’azione di volontariato per Occupy Sandy. Avere un’auto con carburante in questi giorni a New York City è da considerarsi un privilegio e Kate ha pensato che potesse essere di grande utilità. Il centro di Occupy Sandy a cui ci siamo rivolti per offrire questo prezioso aiuto è situato in una chiesa in Brooklyn. L’edificio ospita un centro di raccolta e coordinamento degli aiuti che vengono poi smistati nelle aree disastrate. Questi centri sono situati in differenti zone della città per una maggiore capacità di raccolta delle donazioni. Nel modello dei network orizzontali non esiste un Centro sovraordinato, ma tanti nodi che svolgono una funzione territoriale indipendente ma coordinata e che permettono di organizzare i diversi aiuti individuali. C’è chi dona del cibo e beni di prima necessità, chi tempo e forza lavoro, chi vuole cucinare, chi ha un’automobile, e così via.

Il centro di raccolta aiuti brulicava di gente riunitasi con le più svariate qualifiche e disponibilità, una catena umana andava dal marciapiede fino all’interno della chiesa passandosi le provviste, persone andavano e venivano dalla cucina o dai banchi di distribuzione, ragazzini entusiasti cercavano di rendersi utili. Appena scoperto che avevamo un’auto e desideravamo condividerla siamo stati registrati attraverso i computer e ci è stata affidata la missione di consegnare due assistenti sociali e una serie specifica di provviste per una zona di Brooklyn chiamata Red Hook. I coordinatori degli aiuti sembravano avere una chiara idee di cosa servisse e dove, in modo da canalizzare e distribuire efficacemente le risorse e le provviste. Insieme ai due assistenti sociali abbiamo consegnato candele, torce elettriche, medicine, dentrifrici e spazzolini, pannolini e prodotti per l’igiene infantile. A missione compiuta abbiamo riportato telefonicamente al centro di coordinamento l’avvenuta consegna.

Il modello e le relazioni createsi nell’esperienza di Occupy Wall Street sembrano aver portato ad un network coordinato in grado di rispondere a diversi scopi ed esigenze. Esiste senz’altro una vision di fondo, legata a quanto sperimentato nel corso della mobilitazione politica dell’autunno scorso, ma il modello di processo decisionale orizzontale e la democrazia diretta sembrano oggi rispondere a diverse esigenze che gli attivisti di volta in volta mettono in campo. La Rete e i siti web servono come centro di coordinamento e informazione ma sono poi le persone reali che spendono tempo e energie per portare a termine le differenti missioni. Gli aiuti alle popolazioni colpite da Sandy offrono un’arena di confronto tra modelli gerarchici e modelli orizzontali. Questi ultimi si stanno dimostrando efficaci nella risposta ad una situazione di crisi grazie alla rapidità delle azioni e alla flessibilità organizzativa garantite da una collaudata funzione di coordinamento. Un modello da imitare e “riciclare”.

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Siete anche voi il 99% ??

Stavo discutendo via Skype con un’amica di New York che mi ha parlato di questa protesta in atto di fronte a Wall Street. Questo due settimane fa. Me ne parlava con tono preoccupato, come chi teme rappresaglie o scenari pre-apocalittici. Oggi mi dice che sabato sera c’è stato un arresto di 700 persone che tentavano di occupare il ponte di Brooklyn, il tutto con una tecnica molto ingegnosa da parte della NYPD: in pratica una sorta di accerchiamento con un telo, un pò come si fa con cervi nelle riserve per contarli e mettere loro i trasmettitori.  Poi apro il sito del corriere della sera e trovo la notizia. Che ha già rimbalzato per tutto il pianeta. D’altronde come può un arresto di massa nel cuore finanziario degli Stati Uniti passare inosservato?

Alcune fasi dell'arresto sul ponte di Brooklyn

La parte buffa del racconto è che il tutto nacque in un parco lì adiacente, Zucotti Park, conosciuto come “Liberty Plaza” fino all’11 Settembre. Un gruppo di individui piuttosto giovani, chiamateli anarchici, indignati, anti-capitalisti, in pratica di campeggiatori urbani ha iniziato ad accamparsi come forma di protesta. E sapete cosa succede nei parchi pubblici di New York? Internet gratis e a banda larga. Quindi senza un movente ben chiaro, ma con le armi che hanno fatto crollare governi in Tunisia, Egitto e Libia, un gruppo di punkabbestia (scusate il milanesismo) ha portato ad un protesta di massa, coinvolto celebrità e sindacati organizzati, attirato il supporto di popolari comici (qui un video di Jon Stewart sostenitore dichiarato),  e provocato una reazione di forza da parte della polizia con tanto di arresto spettacolare. Susan Sarandon è apparsa e ha rilasciato interviste e sono certo che da qualche parte deve esserci pure l’immancabile Sean Penn. Qui forse Pisanu potrà sorridere e considerarsi l’estirpatore di ogni forma di eversione grazie alla sua stupida legge sul wi-fi.

99% contro 1%

Stando alla mia fonte newyorkese da un primo campeggio si è passati a creare il sito occupywallst.org e da lì un’identità: il 99% che non tollera più l’avarizia e la corruzione dell’1%. Sembra la lotta di molti contro pochi se diamo ragione ai numeri. Siamo il 99%, così si definiscono gli attivisti e dai primi giorni di protesta (siamo arrivati a 16) l’effetto domino è stato devastante, con nuove iniziative clone in tutto il paese, come Occupy Chicago. Su wikipedia c’è già una timeline della protesta. In questo 99% devono esserci anche gli appartenenti al sindacato dei Piloti di aerolinee (Union e Continental in prima linea) che il 27 settembre sono scesi in protesta tutti agghindati nelle loro uniformi di fronte a Wall Street, ormai diventata il simbolo e la fonte di ogni male odierno.

I Piloti in corteo. Quanti saranno secondo la questura?

La cosa preoccupante è che l’1%, che non si sa bene chi siano e certo oggi si guardano bene dall’uscire allo scoperto,tace e osserva. Probabilmente penserà che delle povere zecche fastidiose si prenderà cura la polizia come sempre. E che come è sempre successo nulla cambierà. Ma mi sembra di poter dire che se l’arena della protesta diventa Wall Street, il simbolo del potere finanziario, allora la crisi non è più soltanto una questione di dollari bruciati e conti che non tornano, quanto un crollo totale di consenso e fiducia. Dobbiamo stare tranquilli?

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Si ringrazia KZ da New York per le preziose informazioni.

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Leaders, capitani e scappati di casa

Parliamo di appiattimento della gerarchia, di indebolimento di poteri forti, spinti dal desiderio e ormai dalla moda di esplorare nuove tipologie di relazioni produttive, di scambio, di intrattenimento. Spinti dalla facilità di interconnessione con chi e con cosa ci piace bypassiamo posizioni organizzative, major della distribuzione e altre forme di controllo dei flussi di scambio. Siamo per l’apertura delle casseforti del controllo.

E’ una questione tecnologica che sottende sentimenti e desideri nati con le prime ribellioni verso l’ordine vigente (dall’Illuminismo in poi), fino ad arrivare alle odierne forme di cyber crimine (il dibattito sul diritto d’autore, la violazioni di informazioni riservate). E’ un desiderio di accesso, un accorciamento della strada che divide il desiderio dalla sua soddisfazione. L’era della Rete vede uno smantellamento progressivo delle posizioni gerarchiche in favore del principio di equipotenza (v. Michel Bauwens) e ridondanza delle informazioni.

Ma siamo proprio sicuri che la gerarchia è un concetto in declino, che lascerà senza combattere il posto che ha occupato in migliaia di anni di evoluzione umana? Cosa fa sì che oggi vediamo la sopravvivenza di concetti di linea produttiva nell’industria o del Senatore a vita nella politica? Dove c’è ancora bisogno di un comando e di un controllo centralizzati?

Leaders e Capitani, ovvero la fiducia

Si organizza una vacanza in barca ma i partecipanti non si sentono sufficientemente esperti, oppure si ha bisogno di una persona che si occupi della barca perché una barca costa e per godersela qualche settimana l’anno bisogna lavorare duro. Si cerca un capitano, uno skipper,ma in fondo cosa si cerca? Un decisore, un conduttore uno che sappia “come si fanno le cose”, un esperto dell’arte della navigazione. Si delega il comando a chi dovrebbe saper comandare, un leader nel senso posizionale del termine.

La legge gli attribuisce la responsabilità penale e civile della barca, i periti delle assicurazioni lo tormentano in cerca di ricostruire gli eventi, l’equipaggio smarrito e in difficoltà lo cerca con lo sguardo in attesa di ordini. L’ultima parola a bordo è la sua. Per essere rispettato deve dimostrarsi competente, proattivo nel fronteggiare i cambiamenti, rapido nel predisporre le manovre, ineccepibile sui risultati delle stesse, comunicativo nelle spiegazioni e nella ripartizione delle responsabilità. Magari non possiede il romantico tormento interiore di un Capitano Achab, l’inflessibilità del capitano di un brigantino delle Fiandre, o la spietatezza di quello al comando di una nave negriera portoghese. Nondimeno deve portare a termine il compito fino in fondo, con ogni mezzo e persona necessaria.

La barca è un mondo in scala ridotta, un microcosmo relazionale dove la presenza aleggiante del pericolo e dell’emergenza, gli spazi ristretti e la complessità delle manovre richiedono un’interdipendenza continua, gomito a gomito. C’è poca privacy, pochi momenti di pausa e raccoglimento. C’è un leader formale e dei subordinati in forte rapporto di dipendenza reciproca. Il leader si espone, ha l’autorità, non deve commettere errori. In poche parole ha in mano il potere.

Secoli fa questo potere era di vita e di morte, era un potere giuridico. Con l’ammutinamento sempre dietro l’angolo era un attimo per il capitano saltare fuoribordo e per la ciurma stabilire nuovi rapporti di potere, una auto-organizzazione. Come ci racconta splendidamente Bjorn Larsson in La vera storia del pirata Long John Silver il rapporto tra autorità e subordinati era una dinamica complessa a bordo dei velieri che solcavano i remoti e silenziosi mari nell’era delle esplorazioni e dei commerci con le nuove colonie. Una dinamica che continua a caratterizzare la Storia dell’umanità

L’unica possibilità per fare in modo che in barca (e in qualsiasi altro ambiente frequentato da umani, anche quelli virtuali) i rapporti gerarchici funzionino è la costruzione di un rapporto di fiducia tra equipaggio (“il capitano mi salverà, sa cosa fare”) e capitano (“posso delegare le responsabilità e quindi dormire in pace”). La relazione di fiducia si costruisce attraverso un dialogo costante dove gli atti – e non solo le parole – sono importanti.

Lo sanno bene i politici, che sulla costruzione della fiducia costruiscono le campagne elettorali. Lo stesso vale per prodotti (i politici possono considerarsi tali?), guru, personaggi carismatici, che sono costantemente soggetti alla reputazione al giudizio incrociato delle persone che grazie a Internet oggi hanno maggiori possibilità di espressione, di scelta, di vicinanza, di opinione. La fiducia è una cosa molto importante, bisogna ricordarlo sempre, e molto delicata, come sottolinea il detto “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.

Scappati di casa, ovvero non fidarsi è meglio

Sempre frequentando i mari può capitare di imbattersi in una categoria particolare di capitano, annoverabile nella più ampia cerchia degli scappati di casa che ho iniziato ad analizzare altrove.

E’ al comando di un’imbarcazione che spesso conduce da solo, oppure è in compagnia di qualche altro personaggio al quale è legato da relazioni delle più varie (partner, amici, passeggeri, animali domestici).  Sono quei personaggi che se metti l’ancora troppo vicino a loro può essere che nel giro di un’ora se ne sono andati da un’altra parte. Amano scegliersi i vicini, così come i luoghi dove vivere e le attività da svolgere. Per loro i concetti di Stato e Diritto appartengono al linguaggio di un mondo quanto mai antiquato. Fare dieci passaggi in dieci dogane diverse, avere come casa una barca li mette in un punto di osservazione completamente estraneo ai normali concetti di sovranità. Quale dovrebbe essere la loro residenza? La loro nazionalità?

La bandiera che fa a caso loro è quella belga, la meno onerosa in termini burocratici e legislativi. Si spostano costantemente e prestano i loro servizi, il loro mestiere, dove capita e per chi capita, spesso attuano un’economia dello scambio e del dono, all’occorrenza piccoli contrabbandi, facendo la ”cresta” su alcuni prodotti seguendo la geografia della domanda/offerta. Sono persone che si fidano di se stesse, spesso dopo aver sperimentato i loro limiti, che apprendono continuamente a risolvere in prima persona i problemi.

Autosufficienza è il loro concetto chiave. Autosufficienza non vuol dire essere in grado di fare tutto da soli, in un delirio solipsistico, ma sapersi fare aiutare, saper stringere relazioni. Vuol dire essere coscienti che un certificato, un titolo, una posizione gerarchica, un’abile strategia di marketing, non garantiscono la tua reale competenza, la tua autorità in materia, ma che quelle si conquistano sul campo. Così, ancora una volta la fiducia si costruisce in un dialogo costante, di parole ma soprattutto di atti, attraverso relazioni genuine che vanno al di là dei ruoli e delle posizioni ricoperti. E quindi spesso non fidarsi è meglio.

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Leaderlessorg e “Guerriglia”??

Quando si pensa alla Guerrilla saltano agli occhi le immagini di una giungla inospitale in qualche paese del sudamerica, dove piccoli drappelli di soldati stanno nascosti nella boscaglia in attesa di compiere un agguato. Sporchi, laceri e male armati, sfruttano la conoscenza dell’ambiente e  l’appoggio dei villaggi locali per mettere in scacco milizie ben più organizzate e armate fino ai denti.

Queste immagini esotiche hanno ovvi rimandi a movimenti per la liberazione da oppressori più o meno malvagi o al racconto biblico di Davide contro Golia, ma forse danno anche qualche strumento di lettura se messi a confronto con ciò che sta accadendo oggi nelle comunità web.

Riprendendo alcune caratteristiche della Guerriglia, così come descritta in wikipedia, provo ad affrontare un parallelo, forse azzardato, con ciò di cui ci stiamo occupando in questo blog: le leaderlessorg, organizzazioni senza gerarchia.

Comunicazione

La Guerriglia necessita di una rete di comunicazione, comando, controllo e informazione (C3I) sviluppata, adattabile e flessibile. Con la dispersione e il maggior numero di unità aumenta esponenzialmente la necessità di comunicazioni fra di esse e con i loro comandi.

Il Web oggi offre questo ambiente: sviluppata oltre i territori, adattabile ad ogni tipo di supporto (testo, immagini, audio,video) e con una capacità computazionale potenzialmente infinita, la Rete è lo strumento ideale per tenere in contatto persone geograficamente disperse e per creare una ambiente di lavoro comune.

Autonomia / Presa di decisione

La guerriglia non può fermarsi mai e servono comandanti di unità dotati di ampia autonomia decisionale: non è possibile tenere un esercito guerrigliero fermo ad aspettare, ma è necessario tenerlo costantemente in attività. Poiché gli obiettivi militari della guerriglia sono piccoli e molto numerosi, la pianificazione centralizzata dell’attività non è applicabile: è piuttosto necessario limitarsi a formulare linee d’azione generali e lasciare che siano i singoli comandanti a decidere come metterle in pratica, in base alle loro possibilità e disponibilità.

In una struttura a rete decentrata non vi è la possibilità di esercitare una supervisione continua e l’autonomia decisionale è quindi incoraggiata. Lo strumento di controllo/censura del lavoro svolto è sempre ex-post (si pensi a youtube quando decide di bloccare un contenuto o wikipedia quando lo bollacome inappropriato).

Anonimato

Operare in un territorio che permetta alle proprie unità di nascondersi: gli stessi guerriglieri non sono in alcun modo tenuti a “vedere” o “farsi vedere” dall’avversario. Anzi, è meglio che rimangano dei fantasmi. I fantasmi possono fare molta più paura degli eserciti.


Oggi per compiere azioni illegali ed rimanere anonimi in internet bisogna essere dei geni del male, tutto è rintracciabile e solo utenti particolarmente esperti riescono a far sparire le proprie tracce. Di contro, per le attività che non meriteranno mai indagini dalle autorità giudiziare internet è il luogo per eccellenza dell’anonimato. Ci si può nascondere dietro falsi avatar, mischiare e creare nuove informazioni su di sè, o semplicemente surfare i socialnetwork spiando gli altri senza che questi lo vengano a sapere.


Motivazione


La scarsa coesione delle forze guerrigliere, disperse e nascoste, le rende vulnerabili alle diserzioni o a degenerare in bande armate, con fenomeni di brigantaggio, contrabbando, mercenarismo. Per evitare queste derive è necessario che gli uomini siano intimamente convinti che i loro sforzi e le privazioni che affrontano sono utili e necessari.

La motivazione, come per gli eserciti guerriglieri è il vero tallone di achille dei progetti sul web. L’ambiente internet può facilitare la dispersione: è così facile entrare in nuovo progetto che risulta altrettanto semplice abbandonarlo. Oggi i progetti che funzionano sono quelli che muovono le passioni degli individui. Doce c’è passione c’è fedeltà alla causa.

Volontareità

L’equilibrio dell’esercito guerrigliero è “il massimo del disordine”. Ogni combattente può tornare a casa quando vuole, non ha alcun vincolo rispetto a un comando superiore, né qualcuno gli rinfaccerà d’essere un disertore. L’esercito guerrigliero non ha alcuna disciplina. Il tentativo di disciplinare un volontario, di costringerlo alla convivenza forzata con altri individui volontari, è destinato a fallire.

Per questo si assiste al trionfo della gratuità. Lavorerò con te fino a che ne avrò voglia o fino a che sarà vantaggioso per me. Queste condizioni impongono la creazione di progetti co-costruiti e mutualmente vantaggiosi. Altrimenti vado da un’altra parte…

Armamento

Un armamento leggero e facilmente trasportabileSono escluse dalla guerra di guerriglia le artiglierie pesanti, i mezzi corazzati e l’aviazione: la guerriglia è una attività essenzialmente di fanteria, supportata al massimo da mortai e artiglieria leggera.

Pc Portatile, WiFi, smartphones, sono le “armi” della leaderlessorg che sfruttano gli sviluppi tecnologici nel campo della connettività. L’essere connessi alla Rete e il saper utilizzare apparati informatici permette di creare organizzazione e coordinamento senza la necessità di un ufficio fisico. Oggi molti lavori di qualità vengono svolti da liberi professionisti, anche in gruppo, sfruttando la rete e i network per raggiungere il loro mercato.

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Riunione Skype Leaderlessorg

Presenti De Caro, Bruttini, Vicenzi, Brunazzi, Malus (telefonicamente)

Report costruito dagli appunti di Fabio Brunazzi e Paolo Vicenzi

Obiettivo della riunione

La riunione ha l’obiettivo di riprendere il filo dei ragionamenti, condividere nuove letture, soprattutto grazie al lavoro di tesi di Paolo De Caro che sta raccogliendo molto materiale sull’argomento.

Primo tema: Le comunità di pratica come modello di intervento ( a partire dal libro Community Management , già recensito in questo blog. )

Le comunità di pratica sono gruppi di persone che condividono una passione su qualcosa che fanno e che interagiscono regolarmente per imparare a farlo meglio.” Etienne Wenger

Le CdP appaiono utili come costrutto di intervento nella creazione di community online aziendali (ma anche come trasposizione “nel reale” di dinamiche più tipiche del Web). Le CdP sono caratterizzate dalla dimensione della passione personale: ciò che mi porta a partecipare e condividere il mio tempo e il mio lavoro è un ritorno non prettamente economico ma di apprendimento. Imparare attraverso le comunità di pratica significa coniugare la dimensione emotiva (“il carburante del mio impegno e della mia attenzione”)

Interrogativo: Autorità nelle comunità di pratica? Rischia di essere un criceto che gira sulla ruota e non va da nessuna parte? C’è il rischio di non essere  responsabili per ciò che si fa bypassando la dimensione di autorità/potere?

Josè Bleger: ruolo del contesto, del contenitore nel creare pensiero “non esiste un’opera senza un quadro”.

L’autorità (o il setting, nel caso del Gruppo Operativo cui Bleger fa riferimento)  assolve a questa funzione, di definizione dei confini. Se la comunità di pratica, attraverso le sue relazioni riesce a creare il contenitore, il frame operativo, non è necessaria l’autorità per garantire che il gruppo produca, i ruoli e le responsabilità sono condivisi e diffusi in maniera fluida.

Secondo tema: i volontari in rete

Michel Bauwens: teorico del Peer to Peer (P2P) spiega in particolare il fenomeno del volontarismo in Rete. Questo fenomeno viene sfruttato dalle aziende per generare e migliorare prodotti con l’aiuto spontaeo e volontaristico dei consumatori stessi.

C’è un gran numero di persone che si identificano con i valori post-materiali e che hanno fatto un passo in avanti nella “gerarchia dei valori”, come l’ha definita Abraham Maslow. Le persone che si sentono relativamente al sicuro, dal punto di vista materiale, e che non vengono intrappolate dai desideri infiniti promossi dalla società consumistica, è inevitabile che cercheranno altri mezzi di soddisfazione, nell’arte della creazione, delle relazioni, della spiritualità. La richiesta di libera cooperazione in un contesto di auto-apertura dell’individuo è un corollario di questo sviluppo.”

Michel Bauwens

Terzo tema: Ridefinizione della cultura del Potere

Nell’ottica delle comunità di pratica e del fenomeno P2P sono necessari “capi di buona speranza” in grado di fare un passo indietro e lasciare che i sistemi spontaneamente producano ricchezza. La leadership in questi contesti (simili a quanto già teorizzato per le cosiddette “Organizzazioni a stella marina”)  è caratterizzata dal fenomeno del “catalizzatore”: il leader non è colui che interpreta, decide, implementa e controlla ma colui che è in grado di motivare e incanalare le energie (spesso spontanee ma non direzionate) dei collaboratori e successivamente è anche in grado (una volta che il processo è maturo) di tirarsi da parte per lasciare che il processo si evolva.  (cfr. Nonaka 1994, A Dynamic Theory of Organizational Knowledge Creation)

Quarto Tema: le Open Organizations

Sempre più aziende (in particolare nel mondo del sfotware) costruisco Team P2P che lavorano su prodotti Open Source (accessibili anche utenti esterni e da loro modificabili). La cosa che accomuna questi team è che il Project Manager non ha il controllo totale sulla progettazione, perchè la maggioranza delle decisioni sono prese dagli sviluppatori (che lavorano secondo un modello a rete, o anche a “piramide rovesciata” o ancora “bottom-up”) e spesso dagli utenti esterni. Il ruolo del PM sembra essere quello di garantire lo svoglimento del progetto e raccogliere i risultati,  ma il lavoro è svolto in completa autonomia dai progettisti, “dal basso” utilizzando la lettura del modello gerarchico. Questo permette alle aziende di creare prodotti migliori (la fase di “testing” avviene direttamente in rete), di accelerare il tempo di produzione del software, un costante dialogo con il cliente che lavora gomito a gomito con il team.
Il modello Open Source ( da qui Open Organizations) sembra avere un impatto economico oltre che sociale ma rimane applicabile, per ora, principalmente ai produttori di software.

Interrogativo: quali altre realtà organizzative potrebbero funzionare con la open?

Infine, un liet motiv della rivoluzione WEb sembra essere il fenomeno della Diffusione: la Rivoluzione web 2.0 è nata grazie alla ridondanza di info:

GERARCHIA = INFO SCARSA;

LEADERLESS = RINDONZA DI INFO

Si fissa una appuntamento  “in carne ed ossa” Giovedì 5 Febbraio ore 9.30 presso la Sede di Ariele in Via Vitruvio 43.

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