L’altra metà della rete


Che bello quando si è innamorati: tutto ti sembra bello, ogni cosa o persona che vedi la percepisci come positiva, pensi a lei in maniera lusinghiera e consideri le tue relazioni solo dal lato propositivo. In questi momenti ti senti inattaccabile, ma non tanto perché invincibile, ma perché pensi che nessuno possa volerti del male, anzi possa volere il male. Che bello.

Però questo periodo è relativamente breve: la passione non può durare eternamente, e quindi di norma (di norma) va scemando col tempo, perde di intensità, e rivolge la sua energia ad altre esigenze. Oppure può essere che la relazione amorosa finisca, bruscamente, inaspettatamente, così da un momento all’altro, da un giorno all’altro. Finisca. e ci si chiede: è veramente finito? Ci sono possibilità per ritornare a vivere momenti stupendi? Oppure ci si può chiedere:  era vero amore? E’ finito veramente qualcosa? E’ mai esistito qualcosa?

Boh, io sono giovane, non ho esperienza, non ho abbastanza conoscenze.

Le rete è una cosa meravigliosa: ha creato opportunità prima inimmaginabili. Ha creato sogni. Ha creato realtà. Ha creato il wiki, ha creato organizzazioni senza gerarchie pre imposte in cui ognuno può dare indifferentemente il proprio contributo, incondizionatamente, ognuno può prendere il timone (se ha le capacità) e portare la barca verso nuovi orizzonti (se opportuni).

Ma oltre tutto questo (e altro, molto altro) ci sono anche possibili scenari negativi: se il potere è distribuito fra tutti i componenti chi ha la RESPONSABILITA’? Chi è il responsabile dei fallimenti? Chi può dire se esistono dei responsabili? Chi può dire che esistono dei fallimenti? In una realtà come le organizzazioni senza gerarchie le opportunità sono esponenziali, teoricamente tendenti all’infinito, e questo vuol dire che ci sono anche infinite scappatoie, infiniti punti di vista ambigui.

Inoltre se ognuno può dare spontaneamente il proprio contributo, se tutti i componenti possono intervenire quando hanno le capacità e le conoscenze per farlo, quando hanno la soluzione giusta, opportuna, quando questa “illuminazione” non ce l’hanno non intervengono, non possono intervenire, devono stare ai margini (per apprendere), devono quindi fare da paesaggio, da contorno. Allora ognuno può appartenere o meno a tale progetto: ognuno ha DIVERSI LIVELLI DI APPARTENENZA. Se l’organizzazione va male ognuno può tirarsene fuori in qualsiasi momento, può far riferimento ad altre sue realtà e rifugiarsi in esse.

Inoltre ogni diverso componente del gruppo ha dato INVESTIMENTI diversi, ha investito quantità differenti delle proprie risorse, siano esse economiche, temporali, emotive, affettive. Ma tali investimenti non sono così chiari, o almeno la cosa chiara è il contributo dato, non quello che c’è dietro. Se si arriva alla soluzione l’importante è la soluzione, meno lo è il percorso grazie a cui ci si è arrivati (soprattutto emotivamente ed affettivamente parlando). I collaboratori possono lavorare fianco a fianco e non accorgersi di quanto il proprio pari stia investendo nel progetto (possono?), quanto ci stia credendo, quanto stia bene solo pensando a tale progetto.

Infine, visto che non ci sono capi ben definiti, la leadership è distribuita, le gerarchie sono fluide, la paternità, il possesso delle idee, delle conoscenze è poco definito, poco rigido, poco solido. Questo è la forza potenziale più affascinante di tale modello organizzativo, in quanto da l’opportunità a chiunque di fruire, di contribuire, di fruire e contribuire. Però alcuni potrebbero SOLAMENTE PRENDERE E NON DARE, aspettare che qualcuno faccia il loro lavoro per poi prendersene il merito, se la firma non c’è basta metterla per poter essere il creatore. L’importante è far credere.

Ma la rete è una cosa meravigliosa: ha creato opportunità prima inimmaginabili. Ha creato sogni. Ha creato realtà. Ha creato il wiki, ha creato organizzazioni senza gerarchie pre imposte in cui ognuno può dare indifferentemente il proprio contributo, incondizionatamente, ognuno può prendere il timone (se ha le capacità) e portare la barca verso nuovi orizzonti (se opportuni). Prima o poi chi vale si farà valere, chi ruba si farà scoprire, chi scappa finirà di scappare.

  1. #1 di elisabetta il aprile 26, 2011 - 1:38 pm

    Bella questa similitudine tra rete e love story.
    Anche se davvero non mi riesce di scindere amore e responsabilità.
    Nella mia esperienza sono due parti della stessa pianta, se l’amore è il frutto, o il fiore se preferite, la responsabilità di farlo crescere sta nelle radici che si piantano e in uno stelo forte che va protetto dalle intemperie, soprattutto quando è piccolo. E quindi ho sempre pensato che la parte più bella dell’innamoramento stia nella convinzione profonda e incrollabile che dipende solo da te, e da nessun altro, far crescere quella piantina, farla diventare un meraviglioso fiore e anche, perchè no, un grande albero…. da te, e da quanto vuoi investire in quella piantina….
    La rete in qualche modo moltiplica e amplifica

  2. #2 di elisabetta il aprile 26, 2011 - 1:39 pm

    Bella questa similitudine tra rete e love story.
    Anche se davvero non mi riesce di scindere amore e responsabilità.
    Nella mia esperienza sono due parti della stessa pianta, se l’amore è il frutto, o il fiore se preferite, la responsabilità di farlo crescere sta nelle radici che si piantano e in uno stelo forte che va protetto dalle intemperie, soprattutto quando è piccolo. E quindi ho sempre pensato che la parte più bella dell’innamoramento stia nella convinzione profonda e incrollabile che dipende solo da te, e da nessun altro, far crescere quella piantina, farla diventare un meraviglioso fiore e anche, perchè no, un grande albero…. da te, e da quanto vuoi investire in quella piantina….

  3. #3 di bruttini il aprile 28, 2011 - 9:21 am

    Le vita è piena di amore e di sensi di colpa. Se non c’è investimento (amoroso) emergono ineluttabilmente i sensi di colpa per le occasioni che si sono perse. Io credo che la responsabilità sia molto personale. Non amo i moralismi. Ognuno coglie le opportunità che desidera in funzione della sua spinta a crescere, ad apprendere, ad amare. Etica dell’intenzione dunque, più che etica della responsabilità. Tutto ciò lo vedo nella rete. Ma la rete è anche responsabilità, come impegno verso le future generazioni. Poiché se abbiamo ricevuto dobbiamo restituire.

  4. #4 di fabiobrunazzi il aprile 29, 2011 - 12:25 am

    Dobbiamo restituire migliorato. In un bellissimo film, Edward Norton ascolta questa frase da una rabbina donna che gli dice che in sostanza siamo su questa terra per riparare, il mondo è da aggiustare. La similitudine con il mio attuale lavoro è sin troppo ovvia, tutto va riparato, se vogliamo che duri, che cresca che fiorisca, come la piantina di Elisabetta. E così una leaderless organization, come tutte le organization ha bisogno di cura, ma anche di attrezzi, perchè senza il puntello speciale hai voglia a martellare per fare uscire un pezzo. Prima c’è l’amore, l’intenzione e l’intuizione, poi c’è la tecnica, la messa a punto, la realizzazione. E a volte c’è anche chi gli attrezzi li inventa!

  5. #5 di donatella il maggio 16, 2011 - 2:56 pm

    Mi affascina, ma ho anche tanti dubbi….. ho visto circolare tante inesattezze che hanno rischiato di diventare “realtà” … virtuali, ma condizionanti i comportamenti. Vedo gruppi appassionati costruire progetti “rivoluzionari”, ma poi ci deve essere la piazza, o l’incontro se parliamo di amore e passione, e un forte contatto con la realtà che c’è fuori per non perdere i riferimenti. Per navigare ci sono le carte, ma se nella carta l’isolotto non c’è non vuol dire che non esiste, devo avere sempre lo sguardo all’esterno per ridisegnare le mappe, verificare, costruire nuovi sogni, ma provare a farli galleggiare davvero! La diffusione del potere è bellissima, ma deve essere declinata con la responsabilità e, come dice Fabio, con gli strumenti… e credo che ci sia ancora molta strada da fare per capire meglio!

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